Il confessore

Nemmeno il tuo confessore ufficiale ti conosce così a fondo come il tuo tecnico del pc.
Non l’idraulico, che al massimo può scoparsi tua moglie;  non l’elettricista, che può sapere come disattivare l’antifurto quando non sei in casa, e in combutta col tuo fabbro che ha un duplicato delle tue chiavi può svaligiartela; non il tuo commercialista, che non può nemmeno ricattarti perchè sempre complice; non il tuo avvocato, al quale non sei tenuto a raccontare la verità.
In fatto di privacy, è il tecnico informatico colui che devi temere.

Specie, se, come è capitato a me, sei un professore anziano di oltre sessant’anni, che ha bisogno di qualcuno che ti spieghi come mai sul computer “il Google non va”.
A noi tecnici basta una veloce occhiata, un flash, un movimento da nulla per accedere alla tua cronologia, alla tua cache, ai tuoi preferiti, senza che tu ti renda conto di nulla. E apprendere all’istante le tue abitudini di navigazione, le tue opinioni, i tuoi orientamenti, i tuoi hobby, le tue idee e soprattutto: i tuoi gusti in fatto di porno.

Questo professore sulla sessantina è il conoscente di un mio amico. Mi ha pregato di andare a sistemargli il pc, su cui non ho capito di preciso cos’è che succede. Il mio amico sembrava divertito “vai a vedere cosa combina il professore col computer”. Sghignazzava.
E io ero più che mai incuriosito.
E dopo appena tre minuti sulla sua postazione mi faccio già un’idea: è un gran segaiolo. Molto piů di me. Chissà se anch’io riuscirò ad arrivare così arzillo a quell’età.
In ogni caso, al di là dei tanti problemi di rallentamento del suo pc (che generalmente risolvo sbrigativamente con una capatina in msconfig.exe, o se proprio necessario in services.msc), il suo browser sembrava essere esclusivamente adoperato per siti porno e per facebook. Che tra l’altro non sapeva nemmeno usare. Era consapevole di aver accettato le amicizie di qualche conoscente, ma ne ignorava totalmente l’uso, le modalità per interagire, per scrivere status, per condividere post altrui, per mandare messaggi di saluto in privato.
Dopo un po’, allibito, scopro che il povero ingenuo anzianotto aveva commesso l’imperdonabile errore di segnare la spunta su “Ricordami la password”. Il che di per sè non è poi così grave, ma lo diventa se abbinato ad un’altra sorprendente abitudine. Dopo un giro sulla sua bacheca, noto qualcosa di enormemente imbarazzante. Per lui. E un po’ anche per me che ero lì ad assistere.
Ora la motivazione dello sghignazzo del nostro comune amico era lampante.
Ignoro se ne fosse cosciente, ma lo sfortunato insegnante aveva l’infelice abitudine di cliccare ‘Mi piace’ sui video dei siti porno che visitava. Avrei giurato che nessuno al mondo lo facesse, e invece gli anziani sprovveduti sì. E ora si ritrovava una bacheca strapiena di audaci filmatini a luci rosse. E ne era del tutto inconsapevole, almeno credo.

Mentre mi facevo un’idea dell’enorme bagno di vergogna in cui si era inconsapevolmente sommerso, lui era al mio fianco, e in qualche modo sentiva il bisogno di giustificarsi. Lo precedetti io: “E’ pieno di pubblicità a luci rosse qui. Dev’esserci entrato un virus” mentii, mentre facevo sparire schermate imbarazzanti, per lasciargli un po’ di dignità.

I video porno da cancellare erano troppi, non riuscivo a toglierli tutti, men che meno lì davanti a lui. E soprattutto: è così necessario cliccare su ‘Mi piace’?
Forse avrei dovuto parlargli chiaramente a quattr’occhi e dirgli che la donna del video gode comunque, a prescindere dai suoi rassicuranti segnali di apprezzamento.  Dovevo fargli capire che quei ‘Mi piace’ non sarebbero giunti alle orecchie della donna, che quei clic non sono colpetti interattivi. Ma poi se anche fosse, perchè dovrei togliergli quella illusione? Esco da Facebook e rientro, devo controllare una cosa.
“Bisogna rientrare, serve la password, può digitarla lei”.
Ormai totalmente fiducioso in me non si avvicina nemmeno alla tastiera, me la detta “Dovrai insegnarmi a usare Facebook”.
“Spero di no” penso tra me e me. E a voce dico “Magari un’altra volta. Qui c’è tanto altro da sistemare”.
Mi dice la password, rientro.
Fingo di aver risolto, in realtà non ho risolto un cazzo.  Decido che me ne sarei occupato a casa, con calma, ormai ho la sua password. Cancellare quei video porno davanti a lui era biodegradante per entrambi.
Dopotutto, il suo giro di parenti e amici avrà già capito benissimo che ha un debole per le asiatiche tettone vestite da infermiere.
Decido di andarmene, il più è fatto. A fine intervento il suo pc è decisamente piů veloce, gli installo un antivirus gratuito (ne era sprovvisto), e gli sistemo altre cosette di cui aveva bisogno per il suo lavoro. Resta solo quel ‘problemino’ sul social network.
“Quanto ti devo?” mi chiede.
“Ma niente, si figuri, lo consideri come un favore al nostro comune amico”
Lo pensavo davvero, certe cose servono solo a migliorare i rapporti.
“Ma no, qualcosa devo pur dartela” e impugnava un biglietto da 50 euro.
“Ma no, davvero, non importa” ho insistito.
“Come vuoi” rimise la banconota in tasca. “Sei stato gentilissimo, grazie di tutto, finalmente ora posso tornare a lavorare”.
“Di nulla, è stato un piacere. Arrivederci”.

Dopo oltre due ore di lavoro, e soprattutto per aver dovuto immaginarmelo mentre si smanettava su quei video che io stesso ho potuto visionare, tornavo a casa a mani vuote. Lo so, me l’ero cercata. Sono un idiota. Avrei dovuto accettare quei soldi. In questo periodo mi farebbero particolarmente comodo.
Tornato a casa mi occupo immediatamente del professore. Eh, i professori. Mi sono sempre stati un po’ sul cazzo. Quindi c’era da aspettarselo che facesse lo stronzo. Sì ok, sono stato io a rifiutare, ma lui avrebbe potuto benissimo insistere un altro po’.
Ma sono di animo nobile, e ora entro sul suo profilo facebook per cancellargli tutti quei video di scolarette asiatiche che ci danno dentro con quei cazzetti quadrettati dalla censura nipponica. Gli pulisco completamente la bacheca.
E gliela infarcisco di mi piace a video porno tra transessuali. Tirchio del cazzo.
Doveva insistere con quei 50 euro.

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One Response to Il confessore

  1. altro che satira. tutta l’italia in questo post, tutta l’italia: un popolo di fedifraghi, dedito al porno come quasi nessun altro, che paga il lavoro in nero e che non capisce una sega di computer pur possedendo ogni minchiata tecnologica che esce sul mercato.
    geniale, come sempre.

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