Big Bang Theory

(prequel)

Avrebbe potuto benissimo crearsi un cagnolino da compagnia. O un gatto. O un’iguana. O qualsiasi altra creatura per noi inimmaginabile. E invece no. Per ammazzare lo spaziotempo Dio decise di prendersi un universo.
Entusiasta come un bimbo portato dalla mamma a comprarsi un giocattolo, Dio fantasticava su come realizzarselo e cosa avrebbe potuto farci.
Addio solitudine, addio noia. Dopo un’eternità passata a fissare il vuoto, finalmente Dio avrebbe avuto un hobby.

Innanzitutto prese una manciata di quel vuoto e lo affettò in materia e antimateria. Malgrado il grande bang che ne derivò la cosa non gli stava affatto sfuggendo di mano. “E’ tutto sotto controllo, baby” disse immaginandosi qualcuna su cui far colpo.
E in effetti stava funzionando tutto divinamente: le lancette cominciavano a girare, la temperatura si raffreddava, lo spazio si espandeva e Dio poteva cominciare ad addobbarlo a piacimento come un presepe.
Creò dei mattoncini assemblabili che chiamò quark e leptoni. Li fissò tra di loro con un tubetto di gluoni, e mise ad asciugare.
E fu sera e fu mattina, primo giorno.

Appena squillata la sveglia, Dio balzò fuori dal letto e corse a dare una triangolata alla caterva di atomi che aveva appena incollato e vide che era cosa buona. Aveva fabbricato unicamente atomi di banalissimo idrogeno, non saprei se più per svogliatezza o per mancanza di fantasia.
Ma soprattutto l’universo appena realizzato si andava espandendo in maniera troppo uniforme e senza colpi di scena. Nulla di entusiasmante a cui dedicare la propria eternità.
Bisognava escogitare qualche trovata che rendesse il tutto un tantino più accattivante. Provò con sbalzi di calore, anisotropie e regolazioni di termostato varie, il tutto completato da una grattugiata di gravitoni per dare a Newton qualcosa a cui dedicarsi.
E fu sera e fu mattina, secondo giorno.

Con la gravità le molecole di idrogeno tendevano a raggrumarsi. Dio afferrò questi grumi e li fece roteare amplificandone la forza gravitazionale. Ma stufo di stare lì a girare, pensò bene di creare la forza di inerzia.
Questi grumi si ingrandivano sempre più, fino a diventare enormi stelle. E il peso diveniva insopportabile per i poveri atomi di idrogeno schiacciati nel nucleo. Il ramingo protone di ogni singolo atomo si trovò costretto a socializzare con altri protoni, fino a dovercisi raggruppare e cambiare ragione sociale in ‘elio’. Queste amicizie venivano suggellate facendo baldoria, esplodendo e liberando energia. Ma anche l’elio appena formato avrebbe incontrato altri compagni a uno o due protoni per fondare così via via tutti i nuovi elementi, gli isotopi e combinandosi in nuove molecole.
E fu sera e fu mattina, terzo giorno.

Queste esplosioni stellari sporcavano un po’ dappertutto di materiale nuovo appena sfornato. Dio raccoglieva questi residui e li appallottolava realizzando pianeti che appendeva su apposite orbite ellittiche attorno a ciascuna stella.
Sbrigate queste faccende, non c’era più nulla da completare. Dio si sedette di fronte al suo schermo al plasma per godersi il suo universo da compagnia.

Dopo millenni di giramento di pollici non era poi accaduto alcunché di interessante. Continuava a fissare questo ipnotico giramento di sfere, mentre l’universo continuava ad espandersi e chissà dov’era arrivato. Ingannava il tempo leggendo la guida degli eventi stellari. Si sintonizzava su Andromeda, dove era prevista l’esplosione di qualche supernova. Snobbò quella televendita di pulsar, dopotutto vista una viste tutte. E su YouSpace sbirciava le bravate di qualche buco nero ripreso a fare il bullo. Ma alla fine era tutto così ripetitivo.
In tutta sincerità pensava che questo hobby sarebbe stato più divertente, ma ora era annoiato e aveva bisogno di un’idea.
E fu sera e fu mattina, quarto giorno.

(continua…)

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Controstoria del cinema (3)

(puntata precedente)

– Dunque, è tutto chiaro? Se vedi arrivare due tedeschi non farli assolutamente entrare.
Il buttafuori appariva un po’ confuso.
– E come mi accorgo che sono tedeschi? – chiese ad Auguste Lumière, nervosissimo, più del fratello.
Era il 28 dicembre 1895 e stava per aver luogo la prima proiezione cinematografica della storia, lì al Grand Cafè del Boulevard des Capucines di Parigi. Uno spettacolo di dieci filmini pallosissimi che però avrebbe entusiasmato un pubblico abituato a balletti poco scosciati e alle ombre cinesi.

Locandina dei primi spettacoli Lumière.

Louis e Auguste stavano per entrare nella storia.
Ma c’era un problema.
Nessuno avrebbe dovuto scoprire che in realtà i veri inventori della cinematografia non erano loro due. Già quattro o cinque inventori erano stati in grado di realizzare e proiettare brevi filmati, e dovevano essere tenuti il più lontano possibile. I due tedeschi di cui si parlava erano i fratelli Skladanowski (1).
– Per capire se sono tedeschi fai dire a tutti gli avventori ‘ciciri’. Se riescono a pronunciarlo anche per metà stai pur sicuro che non sono francesi – propose Louis, che essendo francese doveva accontentarsi di shibboleth inversi.
– Scisciuì – disse tra sè e sè il buttafuori – Non credo funzionerà, pensò, negando alla storia questi vespri parigini.
– E Thomas Edison lo conosci? Nemmeno lui deve minimamente avvicinarsi alla sala.
– Ho visto un suo dagherrotipo sul Figaro.
– Fotografie! Si chiamano fotografie, i dagherrotipi li fa la concorrenza. In ogni caso non deve assolutamente entrare. Nè lui nè i suoi stagisti da quattro soldi, William Friese-Greene e William Dickson (2).
Il buttafuori non conosceva il volto di nessuno di loro. Sapeva già che avrebbe fatto entrare chiunque, foss’anche un tedesco in uniforme imperiale con il brevetto della lampadina stampato in fronte.
Thomas Edison aveva realizzato numerosi filmati ben prima dei Lumière, ma aveva deciso che la loro visione non avvenisse pubblicamente in una sala gremita, ma singolarmente su una macchinetta a gettoni (kinetoscopio) utilizzabile da uno spettatore alla volta. Così puoi guardare tranquillamente un porno senza che lo spettatore accanto possa sospettare nulla. Se sai tenere le mani a posto.
Edison tentò anche di realizzare il primo film sonoro della storia (Dickon Experimental Sound Film), 33 anni prima del Cantante di Jazz, ma, ironia della sorte, senza suscitare alcuna risonanza. La pellicola è invece ricordata come primo film gay.
– E ovviamente nemmeno Leon Bouly dovrà entrare. Questo qui lo conosci sicuramente.
– Ehm sì – mentì il buttafuori.
– Bene, è il tizio che ha inventato il marchingegno che abbiamo acquistato e leggermente modificato e che useremo per la proiezione. Sai fare quella mossa con cui gli agenti speciali torcono il collo a qualcuno uccidendolo o facendolo svenire?
– Non ho la minima idea di cosa stia parlando.
– Ancora per poco. Comunque questo Lèon Bouly non deve assolutamente entrare. E nemmeno Augustin Le Prince! – si premurò Auguste.
– Ehm… su Le Prince puoi stare tranquillo – lo interruppe Louis, strizzando l’occhio – è, diciamo, scomparso dalla circolazione (3).
Auguste allibì –  Ma perchè ingaggiare un buttafuori quando potevo chiedere a te?
– Non rimane che il rischio Emile Reynaud. – continuò indifferente Louis, mettendo l’ultimo segno di spunta sul suo personale elenco di indesiderati.
– Ma no, lui può entrare. Figuriamoci… disegni animati (4). Roba per bambini. Noi regaliamo immagini della realtà, mica scarabocchi colorati. Mandiamogli un invito per farlo crepare di invidia.
– Ma piuttosto che fare selezione all’ingresso, perchè non inventiamo la diceria che abbiamo realizzato un film nel 1892? Così evitiamo qualsiasi scocciatura.
– Ottima idea.
E così il nome del pioniere Le Prince, fu sostituito con “Le Prince de Galles“, titolo del primo filmato annoverato negli archivi Lumière, che si suppone girato nel 1892, tre anni prima, che ritrarrebbe il Principe di Galles in visita in Francia. Ovviamente di questa pellicola non c’è alcuna traccia.
L’ora era giunta, i primi spettatori stavano arrivando al botteghino. (5)
– Devo consegnare gli occhialini all’ingresso? – chiese il buttafuori.
– No, è ancora presto. Non capisci un cazzo di obsolescenza programmata.

(1)
Straconsiglio questo bel docufilm romanzato di Wim Wenders: I fratelli Skladanowsky

Questi sono tre filmati di pellicole dei due inventori tedeschi, realizzati con il loro Bioskop, e proiettati a Berlino nel novembre 1895, un mese prima della proiezione dei Lumière:
– Ringkampfer
– Das Boxende Kanguruh
– Serpentinen Tanz

(2)
Il materiale prodotto nei laboratori Edison da Friese-Greene e Dickson è sterminato.
Su questo indirizzo si trova pressochè tutto: http://memory.loc.gov/cgi-bin/query/f?papr:0:./temp/~ammem_sWnN:

In particolare segnalo i primi tre filmati pionieristici (1890-1891):
Monkeyshines  ->  http://www.youtube.com/watch?v=ZNc-mazLcko
D
ickson Greeting -> http://www.youtube.com/watch?v=PVintjK5lKU
Men Boxing -> http://www.youtube.com/watch?v=3-Xje8wl7Ds

E questo è il Dickson Experimental Sound Film, primo film sonoro della storia, considerato anche come primo film gay (seriously).

Il regista Alfred Clark degli studi Edison realizzò il primo “effetto speciale” nell’agosto 1895: una decapitazione.
The Execution of Mary, Queen of Scots

(3)
“Le Prince scomparve misteriosamente dal treno Digione-Parigi. Il suo corpo ed i bagagli non arrivarono mai a destinazione”. (fonte: Wikipedia)

Questa la sua intera pionieristica filmografia (parliamo di 1888, perciò si tratta dei primi film della storia):
Roundhay Garden Scene

Leeds Bridge

Accordion Player 
Man walking around a corner

(4)
Il primo cartone animato della storia. Proiettato tramite prassinoscopio.

Autour d’une cabine

(5)
Per la lista e i filmati delle prime 10 pellicole proiettate in quella sera del 28 dicembre 1895 vedere in fondo al post della puntata precedente: https://maldicapelli.wordpress.com/2013/01/21/controstoria-del-cinema-2/

Controstoria del cinema (2)

(puntata precedente)

Intere settimane di appostamento nella speranza di riprendere qualche dirimpettaia sbadata in déshabillé dinanzi alla finestra, ma invano. I fratelli Lumière cominciarono a credere che il loro marchingegno inventato per immortalare donne nude si rivelasse inutile. Il freddo autunno lionese era alle porte e presto le imposte del condominio di fronte sarebbero rimaste chiuse. E il nostro intento di narrare i primordi della storia di youporn deve abbattersi contro quelle persiane sbarrate e ridimensionarsi ad un obiettivo più modesto: narreremo la storia del cinema.
Che fare della loro invenzione? I due fratelli decisero di impiegarlo come videocamera di sorveglianza nella loro fabbrica di pellicole. Sospettavano che qualche operaio astuto timbrasse l’ingresso alle 8.00 e alle 8.05 già si dileguasse clandestinamente, sperando di non venir pizzicato. Con il cinematografo avrebbero potuto finalmente incastrarlo.
Questa ripresa delle 8.05 è ufficialmente considerata il primo film della storia*: “l’uscita (abusiva) dalle fabbriche Lumière”.

“Ho timbrato l’ingresso ed esco un attimo. Coprimi”.

Effettivamente qualcuno faceva il furbo.
Mentre ammiravano e rimiravano il materiale registrato, oltre a constatare che persino il cane da guardia se la svignava in anticipo, i Lumière restarono ammaliati da quelle fotografie viventi, quegli spettri inafferrabili che si muovevano sullo schermo.
– Secondo te alla gente questa roba può interessare? Oltre che al sindacato, intendo – chiese Louis al fratello.
– Io credo che con questa roba a Parigi ci riempi un club, ci fai decine e decine di repliche e porti a casa sia il Nobel che l’Oscar.

L’intrattenimento di fine ‘800 era caratterizzato da spettacoli di vaudeville in piccoli locali, balletti, giocolieri, prestigiatori. Qualcuno di questi illusionisti inseriva nel proprio repertorio alcuni giochi ottici, come ombre cinesi, lanterne magiche, spesso spacciandoli per trucchi di magia.
Insomma, c’era disperatamente bisogno di un cinema.
(esempi di spettacoli di Pre-cinema: http://it.wikipedia.org/wiki/Precinema)

– Ma bisogna pensare anche ad altre temibili applicazioni. Ad esempio: eviti accuratamente una festa di matrimonio non presentandoti, ma poi ti invitano a visionare il filmino. Senti, facciamo un favore all’umanità, distruggiamo quest’aggeggio – osservò uno dei due.
Ma prevalse il bicchiere mezzo pieno. Decisero che avrebbero realizzato altri filmati nella speranza di poter organizzare un’esibizione in qualche locale di Parigi.
E così fecero. Auguste aveva approntato tutto per una storica serata al Grand Cafè des Capucines di Parigi mentre Louis si era occupato di riprendere qualche ulteriore scena per l’esibizione.

– Cos’hai ripreso? Spero non comunioni e battesimi.
– Ho ripreso il congresso dei fotografi, una piazza di Lione, un paio di maniscalchi al lavoro, ragazzi che si tuffano in mare, un bimbo che mangia e uno che gioca con dei pesci rossi. Ah, e due acrobati – informò Louis.
– Intendi farli addormentare e derubarli nel sonno? – rispose contrariato Auguste – E’ la scaletta più pallosa che io abbia mai sentito
– Prenditela con la realtà, è lei ad essere pallosa – sentenziò Louis Lumière, aderente al manifesto Dogma 1895.
– E’ una fortuna che il nostro apparecchio non possa registrare più di 50 secondi, la noia durerà poco.
Andava necessariamente girato qualcos’altro. Almeno una scenetta che potesse risultare divertente.

Ecco alcune delle proposte scartate:

  • Riprendere un inseguimento rocambolesco.
  • Realizzare qualche remake. O un sequel.
  • Torte in faccia.
  • Scontro di spadaccini armati di baguette.
  • Ospitare dieci persone all’interno di una casa e seguire tutti i loro movimenti.
  • Un film pieno di scoregge da intitolare “Natale a Lyon”.
  • Un treno che corre in direzione della cinepresa facendo credere che prosegua dritto verso il pubblico.
  • La storia di qualcuno che va su un pianeta chiamato Pandora dove sono tutti blu e alla fine decide di diventare come loro.
  • Scena di un’esplosione con il protagonista inquadrato mentre prosegue impavido verso lo schermo senza voltarsi.
  • Entrare in un teatro e registrare abusivamente rubando il lavoro creativo altrui.

– Nostro zio è giardiniere. Chiediamogli di spruzzare d’acqua un passante e noi riprendiamo.
– Ottima idea! Mi piace! Facciamolo!
A quell’epoca ci si divertiva con poco.
Stava nascendo così la prima candid camera.
L’indomani allestirono il set sul prato ed era tutto pronto per le riprese:
– Quel tizio lì, spruzza quel tizio lì, guarda che faccia da idiota! – lo zio giardiniere ci provò, ma nulla.
Scoprirono che il tubo non arrivava sino al bordo del cancello. L’idea era inattuabile. Addio candid camera.
Fu necessario chiedere a qualcuno dei passanti di avvicinarsi e farsi innaffiare volontariamente.
Ne fermarono uno, che divenne il primo attore scritturato nella storia del cinema. Il giovane vedeva in grande e accettò, ma chiese il 20% degli incassi, un camerino tutto suo, un truccatore e modifiche alla sceneggiatura. Ma accettò la controfferta di due panini sconditi, un biglietto del tram e sberle finte durante le riprese. Ma la sua modifica alla storia piacque.
Fu così realizzato il primo film della storia del cinema ad essere provvisto di trama.

Ecco i dieci film in scaletta di quella serata del 28 dicembre 1895.
Non ci fu il pienone, gli spettatori furono appena 35, gli altri preferirono attendere l’uscita del dvd.

* = in realtà quello dei Lumière non fu il primo film della storia, come si vedrà nel prossimo post.

Una controstoria

– Louis, vieni! Sbrigati, fai presto!
La mattinata in officina era noiosa come tutte le altre, e solo ogni tanto capitava qualcosa che la colorasse di interessante ed era un peccato lasciarsela sfuggire. Ma quella volta l’evento improvviso non fu una semplice distrazione, bensì un vero e proprio punto di svolta epocale le cui conseguenze sono giunte amplificate sino ai giorni nostri.
– Arrivo, arrivo
– Ma dai, troppo tardi. Niente, come non detto.
– Che è successo?
– Eheheh sapessi.
– E dimmi, dai!
– La tipa della finestra di fronte… completament… Di nuovo, vieni, girati, presto!
– Aspetta, eccomi.
– Cristo se sei lento! E’ stata lì un attimo e si è spostata.
Louis si sedette e decise di mettersi in appostamento assieme al fratello.
– Nuda?
– Totalmente.
– Voto?
– Uno spettacolo, credimi. Un otto alla rotondità delle tette e un bel sette di incoraggiamento al culo.
– Non devo assolutamente perdermela.
– Eh no.
Suonarono al cancello.
– Vado io – disse l’altruista Auguste – niente seghe tu nel frattempo eh?
– Spero che almeno ne capiti l’occasione – fece Louis
Era papà Antoine che chiedeva se erano pronte quelle lastre fotografiche ordinate da alcuni artisti parigini.
Nel frattempo l’inconsapevole generosità della vicina sbadata non aveva concesso alcun bis.
– Ehi, le lastre! – osservò Louis, che non aveva ancora avuto modo di esprimere il suo giudizio su quelle deliziose curve a un isolato di distanza.
– Sì, sono pronte, le stiamo già spedendo.
– Potremmo usarne qualcuna per immortalare la tipa, che ne pensi?
– Genio. Ne abbiamo giusto un paio pronte per l’uso, proviamo.

Ma le lastre fotografiche delle fabbriche Lumière non erano poi così adatte. Tempi di esposizione troppo lunghi rendevano impossibile immortalare l’attimo. Louis non riuscì a guardare le piacevoli nudità della sua vicina. Nè quel giorno nè mai. E farsele raccontare dal fortunato fratello non era affatto la stessa cosa.
Con le lacrime agli occhi assisterono alla scena del garzone dei tendaggi che sistemava le malfunzionanti persiane. Ora scorrevano perfettamente, si aprivano e si chiudevano con un semplice gesto.
Afflitto dal rimorso, Louis giurò a sè stesso che tutto ciò non sarebbe più accaduto.
Lui e suo fratello Auguste si impegnarono a trovare un sistema per catturare e immortalare per sempre quegli spettacoli inattesi. Dopotutto il palazzo di fronte era pieno di giovani fanciulle e l’occasione avrebbe potuto ripresentarsi facilmente.
Pianificarono ogni cosa con estrema perizia. Era necessario adottare cinque diverse soluzioni:
– non più lastre fotografiche in vetro, ma pellicole di celluloide, flessibili, scorrevoli;
– apparecchi di registrazione in grado di imprimere su queste pellicole almeno 16 immagini al secondo;
– fori ai bordi delle pellicole e rocchetti di trascinamento dentellati negli apparecchi di registrazione, in modo da permetterne lo scorrimento alla velocità necessaria;
– proiettori in grado di trasmettere quei 16 fotogrammi al secondo;
– un otturatore in grado di coprire i passaggi di transizione durante lo scorrimento della pellicola in fase di proiezione.
Ebbene, non era necessario inventare nulla di tutto ciò, per il semplice motivo che era stato già inventato tutto da altri ingegnosi pionieri dell’ottica, come Eastman, Marey o Muybridge. Bisognava unicamente assemblare questi cinque prodigi della tecnica in un unico, comodo apparecchio.
Dopo numerosi tentativi, i fratelli Lumière non ci riuscirono, ma grazie alla ricchezza del padre imprenditore poterono permettersi di acquistare i diritti del marchingegno realizzato da un certo Léon Bouly, l’inventore che realmente riuscì nell’impresa, e che essendo povero in canna non aveva di che pagare i canoni annuali del suo brevetto. Lo modificarono giusto un po’, quasi a far credere che fosse un’invenzione completamente nuova.
E’ grazie a questa serie di eventi che i fratelli Lumière donarono all’umanità l’invenzione che ha cambiato per sempre il mondo dell’intrattenimento: Youporn!
Poi, come ben sappiamo, l’invenzione è stata adoperata anche per immortalare soggetti meno interessanti, come donne vestite o addirittura paesaggi, o per riprendere gag comiche o scene di avventura, e così via. Ma è nell’ordine delle cose che ogni invenzione annoveri anche applicazioni di importanza minore.
Di cuore: grazie Louis, grazie Auguste.

(continua…)

L’universo semplice

Scoperta al Cern la particella di Dio. Da rifare la Creazione di Michelangelo.

Quando un bambino pone la sua sequela di perché, ci sono due possibili direzioni:
– se hai fretta o sei pigro giochi il jolly e gli parli di dio;
– se invece te la senti va a finire che devi spiegargli l’astrofisica.

Ebbene, mentre nella community di Spinoza eravamo tutti intenti al cazzeggio satirico, uno degli utenti è stato beccato, nel nostro personale ufficio brevetti, a occuparsi di massimi sistemi e ad ipotizzare risposte a quei perchè cui nemmeno gli insistenti bambini di 50 anni al Fermilab di Chicago o al Cern di Ginevra sono riusciti a trovare.
Lui è Carlo Guida, per noi spinoziani è Brigante Lucano, e le sue riflessioni sono riportate sul libro “L’universo semplice” di cui trovo il sottotitolo “Il creatore dilettante” altamente accattivante.

Scheda dell’opera su Ilmiolibro.it

Tra i tanti libri di astrofisica quello di Carlo Guida si distingue per non essere la solita rassegna divulgativa di teorie e idee correnti.
Ai primi capitoli introduttivi, che riassumono lo stato dell’arte, ne seguono altri in cui l’autore propone nuovi assunti ed elabora nuove conseguenze, e ho potuto constatare personalmente la difficoltà riscontrata da professori universitari di fisica nel tentativo di confutarle.
Eppure l’intento del suo lavoro è esattamente questo, come dice lo stesso Carlo “Auspico che tutto ciò possa essere criticato senza indulgenza”.
Un libro quindi le cui ipotesi, tutte da conoscere, non sfigurano affatto nel mio personale scaffale di fisica, accanto a quelle di Stephen Hawking, di Paul Davies e di John Barrow.