The Hurt Locker

Qualche altro minuto e l’ordigno sarebbe esploso, ma per fortuna erano già lì davanti due ottimi artificieri. Era un dispositivo classico, perfettamente tipico, quasi didattico, senza alcun fronzolo, senza alcuna trappola. Un zac al filo giusto (ed entrambi gli esperti sapevano quale) e tutti tranquilli a casa dalle proprie mogli e bambini.

– Perfetto, è una cosa banalissima. Mi serve solo un paio di forbici. Mi presteresti le tue?
– Come sarebbe che non hai portato le forbici? Ti contattano per venire a disinnescare un esplosivo e non porti con te un paio di forbicine?
– Le ho dimenticate a casa, mea culpa. Ma spero che la cosa si possa risolvere, non trovi?
– Col cazzo. E’ una cosa gravissima! Un artificiere dovrebbe sempre avere con sé le sue forbicine d’ordinanza. Io le mie non te le presto affatto, è scritto nel regolamento che non posso cederle a nessun altro.
– Nemmeno se ne va della tua vita?
– Nemmeno in quel caso.
– Quindi ora che facciamo? Scheggio una selce sinché non mi diventa affilata? Ma qui intorno è tutto tufo, così tenero che si taglia con un filo rosso. Ma cos’è? Gelosia? Vuoi mica occupartene tu? Per me va benissimo.
– Assolutamente no. Nel telegramma di chiamata il nome in cima è tuo, io sono al secondo posto. Come un banalissimo assistente, ed è quello che mi limiterò a fare.
– Appunto, assistimi.
– No, il mio compito è unicamente quello di segnalarti se stai sbagliando. Ed è esattamente quello che sto facendo, non hai portato con te le forbici e stai combinando un casino!
– Ma quante storie! Prestamele due secondi e abbiamo risolto!
– No! Se proprio vogliono che questo marchingegno non esploda ci spediscano un secondo telegramma di chiamata. Questa volta col mio nome in cima e il tuo al secondo posto come aiutante.
– Scherzi vero? Cazzo, sbrigati che il tempo sta quasi scadendo, dammi quelle cazzo di forbici. L’alternativa è cedere al ricatto di chi ha piazzato qui la dinamite.
– E mi sa che dovrete fare proprio così.

(continua alle 10.00 in streaming su Lacosa)

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Saputelli

C’è qualcosa che non vuoi sapere? C’è un’informazione che non hai assolutamente richiesto? Una notizia di cui non hai assolutamente bisogno? Non preoccuparti, ci sono i saputelli di Twitter che te la forniranno ugualmente.

140 caratteri sono troppo pochi per spiegare qualcosa nei dettagli? Per dare una informazione ed elencare le opportune eccezioni? Non ti restano lettere a sufficienza per entrare nei particolari, per fare i dovuti distinguo? Tranquillo, arriveranno senz’altro i saputelli di Twitter per donarti altri 140 caratteri di corroboranti chiose.

Ti infastidiscono quelli che su Twitter non fanno informazione, ma preferiscono utilizzare i loro tweet per creare stupide frasi senza senso, inutilmente umoristiche, poetiche o ad effetto, in cui richiedono al lettore della deleteria sospensione dell’incredulità? Non pensarci, un saputello di Twitter è sempre dietro l’angolo per far tornare l’incredulità con i piedi ben saldi per terra e decorare con tutti i dettagli la sacra Verità.

Ecco un esempio di twitstar adeguatamente smerdata:

Eccone un altro che sbrodola classificazioni incomplete:

Saputelli, grazie per rendere Twitter un posto migliore.

Sospetti

Caro nonno,io ti voglio bene, lo sai.  Mi fido di te, credo in ciò che mi dici.

Ma…

se venissero a dirmi che sei accusato di appropriazione indebita,

direi “Maddai!!!! Mio nonno???? Ma non farmi ridere!”

E se tornassero per dirmi che sei accusato di diffamazione e rivelazione segreti d’ufficio,

penserei “Ma no, su, di sicuro ci sarà qualche errore, qualche svista, qualche equivoco”, anche se comincerei a guardarti con occhi diversi.

E se insistessero per dirmi che sei colpevole anche di corruzione, concussione aggravata, falso in bilancio, frode fiscale, favoreggiamento alla prostituzione minorile, ecc…

beh… Io dopotutto mica ti seguo 24 ore su 24. Mica so cosa ci fai tu con i libri contabili delle tue aziende, non li ho mica letti, e se li avessi letti mica sarei capace di capire se nascondono qualche segreto, qualche illecito, qualche truffa. Mica so chi sono quei signori che ogni tanto vengono a trovarti. Non ho mica idea di cosa vi dite tu, il tuo avvocato e il tuo commercialista. Non ho mica ascoltato quelle telefonate in cui sbraitavi contro i tuoi interlocutori. Mica ho idea di chi sia quella giovane badante che viene a prendersi cura di te, ogni sera diversa dalla precedente. Mica ho visto cosa c’è dentro quelle valigette che quei tizi in abito scuro vengono a portarti ogni sabato. Non mi sono mai chiesto quale fosse l’origine della sontuosa paghetta che ogni settimana mi elargisci così generosamente.

E pur convinto della tua innocenza (ti conosco, non credo tu ti sia macchiato di tali colpe), qualche sospetto comincerei ad averlo. Ma non disperare, alla fine so che c’è una spiegazione.

Quindi, caro nonno, caro innocentissimo nonno, io lo so che nascondi qualcosa. Non so precisamente cosa, ma sappi che se necessario, anche se non ho lo straccio di una prova a tua difesa, anche se non posso fornirti nemmeno mezzo convincente alibi, io manifesterò sempre e comunque in tuo favore.

Il confessore

Nemmeno il tuo confessore ufficiale ti conosce così a fondo come il tuo tecnico del pc.
Non l’idraulico, che al massimo può scoparsi tua moglie;  non l’elettricista, che può sapere come disattivare l’antifurto quando non sei in casa, e in combutta col tuo fabbro che ha un duplicato delle tue chiavi può svaligiartela; non il tuo commercialista, che non può nemmeno ricattarti perchè sempre complice; non il tuo avvocato, al quale non sei tenuto a raccontare la verità.
In fatto di privacy, è il tecnico informatico colui che devi temere.

Specie, se, come è capitato a me, sei un professore anziano di oltre sessant’anni, che ha bisogno di qualcuno che ti spieghi come mai sul computer “il Google non va”.
A noi tecnici basta una veloce occhiata, un flash, un movimento da nulla per accedere alla tua cronologia, alla tua cache, ai tuoi preferiti, senza che tu ti renda conto di nulla. E apprendere all’istante le tue abitudini di navigazione, le tue opinioni, i tuoi orientamenti, i tuoi hobby, le tue idee e soprattutto: i tuoi gusti in fatto di porno.

Questo professore sulla sessantina è il conoscente di un mio amico. Mi ha pregato di andare a sistemargli il pc, su cui non ho capito di preciso cos’è che succede. Il mio amico sembrava divertito “vai a vedere cosa combina il professore col computer”. Sghignazzava.
E io ero più che mai incuriosito.
E dopo appena tre minuti sulla sua postazione mi faccio già un’idea: è un gran segaiolo. Molto piů di me. Chissà se anch’io riuscirò ad arrivare così arzillo a quell’età.
In ogni caso, al di là dei tanti problemi di rallentamento del suo pc (che generalmente risolvo sbrigativamente con una capatina in msconfig.exe, o se proprio necessario in services.msc), il suo browser sembrava essere esclusivamente adoperato per siti porno e per facebook. Che tra l’altro non sapeva nemmeno usare. Era consapevole di aver accettato le amicizie di qualche conoscente, ma ne ignorava totalmente l’uso, le modalità per interagire, per scrivere status, per condividere post altrui, per mandare messaggi di saluto in privato.
Dopo un po’, allibito, scopro che il povero ingenuo anzianotto aveva commesso l’imperdonabile errore di segnare la spunta su “Ricordami la password”. Il che di per sè non è poi così grave, ma lo diventa se abbinato ad un’altra sorprendente abitudine. Dopo un giro sulla sua bacheca, noto qualcosa di enormemente imbarazzante. Per lui. E un po’ anche per me che ero lì ad assistere.
Ora la motivazione dello sghignazzo del nostro comune amico era lampante.
Ignoro se ne fosse cosciente, ma lo sfortunato insegnante aveva l’infelice abitudine di cliccare ‘Mi piace’ sui video dei siti porno che visitava. Avrei giurato che nessuno al mondo lo facesse, e invece gli anziani sprovveduti sì. E ora si ritrovava una bacheca strapiena di audaci filmatini a luci rosse. E ne era del tutto inconsapevole, almeno credo.

Mentre mi facevo un’idea dell’enorme bagno di vergogna in cui si era inconsapevolmente sommerso, lui era al mio fianco, e in qualche modo sentiva il bisogno di giustificarsi. Lo precedetti io: “E’ pieno di pubblicità a luci rosse qui. Dev’esserci entrato un virus” mentii, mentre facevo sparire schermate imbarazzanti, per lasciargli un po’ di dignità.

I video porno da cancellare erano troppi, non riuscivo a toglierli tutti, men che meno lì davanti a lui. E soprattutto: è così necessario cliccare su ‘Mi piace’?
Forse avrei dovuto parlargli chiaramente a quattr’occhi e dirgli che la donna del video gode comunque, a prescindere dai suoi rassicuranti segnali di apprezzamento.  Dovevo fargli capire che quei ‘Mi piace’ non sarebbero giunti alle orecchie della donna, che quei clic non sono colpetti interattivi. Ma poi se anche fosse, perchè dovrei togliergli quella illusione? Esco da Facebook e rientro, devo controllare una cosa.
“Bisogna rientrare, serve la password, può digitarla lei”.
Ormai totalmente fiducioso in me non si avvicina nemmeno alla tastiera, me la detta “Dovrai insegnarmi a usare Facebook”.
“Spero di no” penso tra me e me. E a voce dico “Magari un’altra volta. Qui c’è tanto altro da sistemare”.
Mi dice la password, rientro.
Fingo di aver risolto, in realtà non ho risolto un cazzo.  Decido che me ne sarei occupato a casa, con calma, ormai ho la sua password. Cancellare quei video porno davanti a lui era biodegradante per entrambi.
Dopotutto, il suo giro di parenti e amici avrà già capito benissimo che ha un debole per le asiatiche tettone vestite da infermiere.
Decido di andarmene, il più è fatto. A fine intervento il suo pc è decisamente piů veloce, gli installo un antivirus gratuito (ne era sprovvisto), e gli sistemo altre cosette di cui aveva bisogno per il suo lavoro. Resta solo quel ‘problemino’ sul social network.
“Quanto ti devo?” mi chiede.
“Ma niente, si figuri, lo consideri come un favore al nostro comune amico”
Lo pensavo davvero, certe cose servono solo a migliorare i rapporti.
“Ma no, qualcosa devo pur dartela” e impugnava un biglietto da 50 euro.
“Ma no, davvero, non importa” ho insistito.
“Come vuoi” rimise la banconota in tasca. “Sei stato gentilissimo, grazie di tutto, finalmente ora posso tornare a lavorare”.
“Di nulla, è stato un piacere. Arrivederci”.

Dopo oltre due ore di lavoro, e soprattutto per aver dovuto immaginarmelo mentre si smanettava su quei video che io stesso ho potuto visionare, tornavo a casa a mani vuote. Lo so, me l’ero cercata. Sono un idiota. Avrei dovuto accettare quei soldi. In questo periodo mi farebbero particolarmente comodo.
Tornato a casa mi occupo immediatamente del professore. Eh, i professori. Mi sono sempre stati un po’ sul cazzo. Quindi c’era da aspettarselo che facesse lo stronzo. Sì ok, sono stato io a rifiutare, ma lui avrebbe potuto benissimo insistere un altro po’.
Ma sono di animo nobile, e ora entro sul suo profilo facebook per cancellargli tutti quei video di scolarette asiatiche che ci danno dentro con quei cazzetti quadrettati dalla censura nipponica. Gli pulisco completamente la bacheca.
E gliela infarcisco di mi piace a video porno tra transessuali. Tirchio del cazzo.
Doveva insistere con quei 50 euro.

Internet Cafè

Ciao, scusami, no no no no no

non sono Amanda92, si è allontanata un attimo.

Sono semplicemente un cliente di questo Internet Cafè ed ero seduto accanto a lei, non la conosco nemmeno.

Volevo solo farti presente che quando lei scrive “Ahahahhahaha”, in realtà non ride affatto.

Però è carina, in bocca al lupo.

Campagna antifumo

“Passami la pipa” chiese Magritte.
“Quale, questa?”
“No”
“Questa qui?”
“No”
“Forse questa?”
“No”
“Non sarà mica questa?”
“No”
(…)

Pasticcini

“Salve. Mi dia quel pasticcino lì in fondo”.
“Non si può. Posso darle solo quello in cima”.
“Ma sembra schiacciato, voglio quello in fondo”.
“Se non le piace quello in cima scelga un altro vassoio. Io posso darle solo quello in cima”.
“Che assurdità! Vabbè non mi va di stare a discutere, mi dia quello in mezzo a quell’altro vassoio”.
“Gliel’ho già detto, non posso darle quello in mezzo, ma solo quello in cima. Vale per tutti i vassoi”.
“Ma che storia assurda è?”
“Signor Calderoli, ci ho ripensato, si levi dai coglioni”.