Spuntatine (32) – Edizione smartphone

Ho una pessima coordinazione occhio/mano. L’altro giorno mentre giocavo ad Angry Birds ho scagliato uno dei miei uccelletti contro Instagram. E mentre giocavo a Fruit Ninja ho affettato la custodia del mio galaxy.
No, gli smartphone non fanno per me. Dovevo prendere un tablet. Ho anche una pessima coordinazione testa/portafogli.
Chissà se con un mattarello risolvo.

Quello di cui sento maggiormente la mancanza è una bella enorme, tangibile e ingombrante tastiera esterna. Una superficie su cui sentire la reazione tattile dei tasti premuti, percepire dai polpastrelli l’errore di battitura, distinguere i microsolchi sulla F e la J, confondermi per l’ennesima volta tra tasto Invio e tasto ù, e disfarmi una volta per tutte di quella stronzata del completamento automobile.

E poi quando digito sulla microtastierina mi chino come una vecchietta che controlla gli spiccioli nel borsellino, avvicino lo smartphone come se dovessi baciarlo e convergo gli occhi che sembro la Annunziata.
Scrivere con lo smartphone fa diventare ciechi, ma contrariamente all’altra pratica non ci trovo alcun gusto.
Perchè mi ostino a scriverci? Sono i passeggeri in treno che mi costringono, tutta gente che non followo ma con la quale devo condividere periodi di tempo abbastanza lunghi. Il rischio di conversazione è altissimo, e malgrado l’ipod nelle orecchie e un libro spalancato a farmi da scudo, molti di loro provano ad interagire con me. Fingere di conversare con un cellulare è l’ultima difesa che ho contro le osservazioni sul microclima degli scompartimenti, sempre troppo freddi o troppo afosi. Altra soluzione che sto escogitando è una t-shirt con su scritto “Non parlare al passeggero”. Ma l’istinto di parlare con un tizio con una maglietta così simpatica è tropp0 alto, no?

Pubblico qui il resoconto di tutto ciò che ho spugnettato nei miei ultimi 5 giorni di smartphone: un corposo pugno di tweet, la cui consistenza sorprende soprattutto me: 4.976 battiture. Di solito  le mie dita per mettere a repentaglio la mia vista faticano molto meno.

Processo a Schettino, un naufrago gli stringe la mano. Ma forse è solo rigor mortis.

Schettino in aula. Alto il rischio di inclinamento delle prove.

“La Torre di Pisa è un capolavoro di architettura”. É cominciata così l’arringa di Schettino.

Ma Schettino in aula ci é entrato o ha seguito il processo da una scialuppa in corridoio?

Vitalizio già a 27 anni per la Minetti. É polemica x il regolamento dei campionati di burlesque.

Ho letto le Ansa e credo che vada aggiornato il già lungo elenco dei benefici del sesso orale.

Vitalizio x la Minetti. Sabina, non sprecare altri soldi, sappiamo già.

(però chissà, forse mimandolo…)

In ogni caso per questo costoso vitalizio ora tocca all’inps stare in ginocchio.

Ho tentato la fortuna comprando un biglietto “Minetti x sempre”. Non va grattato…

Pare sia una bufala quella del vitalizio a 27 anni della Minetti. Fate chiarezza, e presto, che sto citofonando Vendola.

La Norvegia consegna il Nobel x la Pace all’Unione Europea. Furba lei, non è nemmeno un paese membro.

Il premio va all’Unione Europea per le sue 50 sfumature di pace.

No dico, ma il resto del mondo é così pieno di stronzi?

Forse è solo un messaggio in codice che ci sta dando la Norvegia: “sono innocui, reagite!”

O forse quest’anno i moduli per l’iscrizione erano introvabili.

Nobel x la pace alla Ue. Secondo per poco lo scoglio del Giglio.

E ora vediamo un po’ come suona la prossima dichiarazione di Monti sulla necessità di fare sacrifici “É il Nobel x la Pace che ce lo chiede”.

Comunque la crisi economica si fa sentire dappertutto, in forte ribasso anche la quotazione dei Nobel.

Non sorprenda il Nobel x la Pace alla Ue. L’altro concorrente era Ratzinger.

Belen é incinta. O forse visto il desiderio di maternità della De Filippi le ha solo prestato l’utero.

Belen é incinta. Non serve il test del dna, é sufficiente guardare con Pistocchi i video che ha Corona.

Pare che il padre sia Stefano. Vince la squadra dei bianchi.

Belen è incinta del ballerino Stefano. Che ha dimenticato il passo indietro a fine coreografia.

Museo di Rotterdam, rubati due Monet, un Picasso ed un Matisse. Pessima idea usare come antifurto l’urlo di Munch.

Museo di Rotterdam, rubati due Monet, un Picasso, un Gauguin e un Matisse. Un sadico collezionista vuol farli restaurare dalla Gimenez.

A quanti Baumgartner corrisponde un anno luce?

Ho appena visto quel video in cui Baumgartner interpreta il ruolo del grafico dei consensi nel pdl.

“Non ne sapevo niente, giuro. Cado dalle nuvole”. (Baumgartner)

Ma poi Baumgartner s’é ricordato di riportare giù Curiosity?

Sai che palle ora x gli amici di Baumgartner… “Ciao, vieni a vedere il filmino dell’ultimo posto che ho visitato)”

L’evento è stato sponsorizzato dalla Redbull. Ma dubito che prima di lanciarsi Baumgartner ne abbia bevuto anche una sola goccia.

Scoperto pianeta con quattro soli. Lì mettersi all’ombra é un casino.

E dovreste vedere che girasoli schizzati.

Scoperto pianeta con quattro soli. Eppure anche lì Chicco Testa sarebbe pro nucleare.

Il prezzo degli F35 aumenta da 62 a 99 milioni. Vendiamoli, cazzo, siamo ricchi!

Pare che nei nuovi modelli ci sia il display Retina.

Formigoni azzera la giunta regionale, sfiorando di poco il Nobel della Pace .

Sul web spopola video del poliziotto che trascina con forza un bambino dalla scuola per darlo in affido al padre.
Sul manganello c’è scritto “dai 3 a 99 anni”.

E mandare quel poliziotto a prelevare Formigoni dalla Regione?

La Mussolini fa visita al bambino conteso. E lo tiene una settimana.

La Mussolini fa visita al bambino conteso. Che stava meglio quando stava peggio.

Intanto oggi un altro poliziotto ha trascinato via con forza un neonato dalla nursery.

Vogliono intitolare l’aeroporto di Forlì a Mussolini. Da tempo testimonial dello star sospesi in aria.

Il capo della Protezione Civile Gabrielli “Gli emiliani reagiscono meglio degli abruzzesi”. Che stanno ancora aspettando la crociera.

Come sarebbe a dire che ci sono ancora aquilani senza casa? E tutti quegli speciali di ‘Porta a porta’ che ho visto?

“Gli emiliani reagiscono meglio degli abruzzesi”. Dev’essere lo stesso esperimento di Galvani.

“Sempre facile dare la colpa agli altri” ha detto Gabrielli, dando la colpa agli aquilani.

Ho letto l’elenco di tutti quelli che non si ricandidano. Comunque vada abbiamo già vinto le elezioni.

Lungo l’elenco dei parlamentari che non si ricandidano. Ma con la nuova legge elettorale in lavorazione verranno eletti ugualmente.

Nuovi indizi di Cecchi Paone sui gay nelle partite. Sembrano quei quiz di logica della Settimana Enigmistica.

Cecchi Paone é per i gay ciò che Shazam é per la musica.

C’è un modo semplice per cancellare l’enorme debito che l’Occidente ha con la Cina: cedere il brevetto della forchetta.

Quasi pronto il ddl anticorruzione. Polemiche sull’ultimo articolo che introduce pesanti sanzioni ma si conclude con la dicitura “Esclusi i presenti”.

Credo che per avere subito il ddl anticorruzione serva qualche ultima colossale e clamorosa mazzetta. L’equivalente di un addio al celibato.

Guardarsi in giro

Ci sono diversi metodi per farla finita. Treni, gas, grattacieli, interruzione dell’alimentazione forzata.
Io ho scelto un sistema alternativo, scambiare qualche tweet con Bobo Craxi.  Ora devo solo guardarmi in giro, me lo ha detto lui. Il punto è: e se ci ripensassi? Ok, negli ultimi giorni mi sono capitate cose piacevoli e un po’ ci avrei ripensato, mi è tornata la voglia di vivere. Come posso fare per annullare la mia richiesta? Non penso ci siano difficoltà, devo solo sperare che al sicario non sia stata versata la caparra.
Inoltre mi chiedo come dovrebbe arrivare la mia fine, se in maniera violenta e immediata, con un proiettile in fronte, o lenta e dolorosa, suggerendo al mio vicino di proteggere la sua linea wi-fi.
A tal proposito ho solo una cortesia da chiedere ai giornalisti: nella notizia del fattaccio, vi prego, evitare di riportare il nome Bobo. Sembrerebbe che io sia stato aggredito da un cucciolo allo zoo.
Comunque propongo di trovare un compromesso: prometto di votare Bobo Craxi alle prossime primarie, così guadagno tempo fino a quel giorno. Spero solo che la smettano di parlare di elezioni anticipate.

Tuttavia sono convinto che Bobo stesse scherzando. Non ci credete? Ve lo dimostro: ho un attacco di singhiozzo, ho riletto la minaccia, e non mi è passato.
Tuttavia se camminando per la città vedo una 126 parcheggiata, cambio strada.
Mi è stato anche detto che Bobo si è spesso esibito in battibecchi su Twitter con chi lo menziona, non sono così unico e speciale. Ho contattato i precedenti interessati e mi hanno risposto. Quindi sono vivi, buon segno.
Infine c’è un altro dubbio che mi attanaglia: se succede qualcosa a Bobo Craxi, se la prenderanno con me?

In ogni caso ringrazio gli amici di twitter, di facebook e di spinoza che mi hanno espresso la loro solidarietà organizzando già il mio memoriale.
Le attestazioni di solidarietà sono state così tante che ho trascorso l’intera giornata di ieri a rileggerle tutte. Alla fine ho cominciato a tifare per Bobo.
Io speravo che il mio aguzzino cominciasse a dimenticare l’accaduto, ma più menzionavate sia me che lui, più c’era il rischio di rinfrescargli la memoria.
“Cosa sono entrato a fare in cucina? Non ricordo… Ah, vero… prendere il coltello da macellaio e andare da Frandiben”
I messaggi di stima e ammirazione erano tantissimi, e quasi tutti da parte di gente sconosciuta che veniva fuori dalle fottute pareti. Ho ricevuto tre offerte di protezione, quattro guardie del corpo omaggio, le Pussy Riot organizzeranno un concerto per me,  poi valanghe di messaggi di stima e di solidarietà oltre a tantissime offerte di prestazioni sessuali. Ho l’uccello prenotato fino al 2015. Il problema è che qualcuna di queste gentili fanciulle potrebbe essere ad orologeria. Ho dovuto declinare.

Poi ad un certo punto è accaduto l’impensabile. Dal geotag di alcuni tweet di Bobo ho capito che ha finito le sue vacanze e sta tornando minaccioso: al suo lavoro di europarlamentare.
Per mettermi al sicuro ho deciso di scappare momentaneamente verso una località che non vi dirò, ma che ospita un’ambasciata dell’Ecuador.

Ecco le immagini realizzate dagli amici di Spinoza:

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No, dico… visto che amici cazzoni?

Qui invece i messaggi di stima arrivati su twitter con l”hashtag #freefrandiben

Gli altri messaggi di solidarietà:

Frandiben, guardati intorno! Non sai mai cosa potresti pestare. (blepiro)

e aspetta che lo sappia Stefania… (pietro borrelli)

stiamo già facendo la colletta, sarà un funerale in grande (mestmuttèe)

Scuola media frandiben-borsellino. Non suona male (fdecollibus)

così, per curiosità, e non perchè io sia in mobilità… quant’è la taglia? (Erri Onofri)

Ciao Frandiben Impastato (itscetty)

“Vostro Onore, il mio assistito intendeva dire: guardati alle spalle che hai un ragno sulla t-shirt”. Se in Italia si scambiano le gentilezze per minacce, dove andremo a finire????” (lvix)

“No, però piantiamola. Troppo facile prendere di mira gli imbecilli. Bobo Crazzi, prenditela con me, se ciai il coraggio!” (purtroppo)

ma non hai un minimo di pietà? devi per forza prendertela con lui dopo tutto quello che ha sofferto in questi anni? no, dico, e se tua mamma ti avesse chiamato bobo? (sirboneddu)

Secondo me tutta questa critica è esagerata. Se lo dico io a Frandiben che è un cretino, allora siamo d’accordo tutti. Se gli dico io che lo aspetto fuori, nessuno si scompone e tutti pensano a finire la birra, piuttosto che farla intiepidire venendo fuori ad assistere alla rissa. Ma visto che è un grande statista ad usare una espressione infelice, allora tutti a dargli contro.
(PS: No scusate, quando dicevo “grande” statista intendevo oscuro statista)
(PPS: No scusate, quando dicevo “statista” intendevo pagato dallo Stato)
(PPPS: No scusate, quando dicevo “dallo Stato” intendevo pagato da noi)
(PPPPS: No scusate, se non fosse il figlio di Craxi, quello scappato in Tunisia, per sottrarsi ai processi, non sarebbe certo dove è. Ma mettetevi nei suoi panni. Non può andare in giro da solo che tutti lo prendono in giro strizzando l’occhio e dicendo “monetine” “arRaphael” “Pio Tutto” “Hammamet” “tesori nascosti” “Tengo un figlio da sistemare”.
Vorrei vedere voi, a fare una vita così!)   (purtroppo)

Io voglio dire solo una cosa, fino a poco tempo fa mi vantavo di conoscere Frandiben. Bobo, se leggi, sappi che fingevo, dicevo tanto per bullarmi, io a quelli come Frandiben li schifoe mio zio ha sempre votato socialista e a Bettino io gli ho tirato le monete di cioccolato. (theaubergine)

Ringrazio Frandiben che si è immolato per me. Non ti dimenticherò mai, coso. (fdecollibus)

AGGIORNAMENTO

Stupidamente , malgrado il nascondiglio perfetto, per testare il mio nuovo Samsung ho tenuto per un attimo il gps attivato. Imperdonabile passo falso che mi costerà un bel po’. In termini di consumo batteria.
Tornando alla vicenda Craxi, quel tizio all’orizzonte mi sembra proprio lui: mi ha trovato.
“Ehi ciao Bobo, sei contento di vedermi o hai una pistola in tasca?”

Madrid Revolutions

III atto.
Continua da qui:
prologo:  https://maldicapelli.wordpress.com/2012/07/29/intervallo/
I atto:  https://maldicapelli.wordpress.com/2012/08/23/madrid/
II atto: https://maldicapelli.wordpress.com/2012/08/24/madrid_reloaded/

Non ho trovato alcun riscontro di questa storia, ma si narra che Madrid sia stata scelta dal monarca Filippo II come capitale tracciando le diagonali dell’ideale quadrilatero della penisola iberica. L’ubicazione risultante è così la più distante possibile dal Mediterraneo e dall’Atlantico. Ciò permetteva al re di essere al sicuro non solo dagli attacchi delle flotte nemiche, ma soprattutto dalle proposte della moglie di trascorrere l’estate al mare.
Vantaggio di cui ho potuto usufruire anch’io: grazie Filippo, a buon rendere.

Appena giunto a Puerta del Sol mi si sono avverati due sogni: ho visto un KFC, che ho sempre voluto provare, e ho incontrato Hello Kitty, che ho sempre voluto prendere a calci.

Come potete notare nemmeno Hello Kitty ha la borsa di Hello Kitty, ditelo alle vostre bambine. Ma come suo solito chiede soldi alle mamme. In maniera, però, del tutto priva di eleganza e poesia: tendendo la sua mano, pelosa e infeltrita. E diversamente dal solito, si accontenta di pochi spicci.

Ok, ma la rivoluzione? Dove sono finite le rivolte che erano in corso qui a Madrid? Dove sono i contestatori picchiati a sangue dalle forze dell’ordine? Dove gli scontri di Plaza Mayor? Il 2 agosto sarebbe arrivato Monti, siete preparati? Pensavo di dover fare il reporter di guerra, e invece questi qui pensano a godersi i loro ultimi sgoccioli di divertimento. Come italiani qualsiasi.
Al che ho pensato che è tutto quanto illusione, le mie teorie sul solipsismo ricevevano ulteriore conferma. Come su uno schermo si sono accampati di gitto alberi, case, hello kitty, per l’inganno consueto.
E’ tutta una simulazione, e il turismo è il principe degli inganni. Come in Total Recall, il viaggio è unicamente l’inserimento di uno spinotto nella nuca per l’innesto di stimoli artificiali. Ecco cosa fanno sulle poltrone Ryanair.
Viaggiare è l’illusione di fuggire da quella noia che ci si porta dentro. E per un po’ funziona.

Il punto è che pur essendomi divertito a Madrid ora io sono qui bel bello nella mia confezione di cemento, mentre la mia Susy è già intenta a scovare nuove offerte Groupon per la prossima occasione. E quando lei mi dirà di aver trovato una promozione irrinunciabile per Parigi, Londra o Dublino avrò tanta voglia di avere pronta una valida giustificazione per non partire. Perchè nonostante la piacevole esperienza del viaggio, resto un gran pantofolaio.

Cosa abbiamo fatto a Madrid oltre al turismo gastronomico? Quello che fanno tutti i turisti: vedere monumenti, visitare musei, gironzolare per posti, perdersi, litigare, chiedere ai passanti, non capire un cazzo e perdersi ancora, trovare provvidenziali italiani, passare del tempo con loro, escogitare scuse per staccarcisi, ritrovare la propria strada, evitare l’indomani quel posto di italiani, fare altre strade, perdersi, ecc…

Nel nostro girovagare per i negozi c’è una tradizione da rispettare: io scelgo un regalo per Susy, lei ne trova uno per me. E nel frattempo archiviamo regali per tutti gli altri che sono rimasti beatamente a casa.
Nei negozi di souvenir a Madrid vige un’unità di misura parallela: il 3 euro. Ma a questo prezzo devi accontentarti di calamite con la scritta Madrid da dimenticare su un frigorifero. Per roba un po’ meno banale si scala verso i 6 euro, i 9 euro, e via dicendo. Che moltiplicati a una ventina di parenti, una dozzina di bambini, una quindicina di amici e una decina di colleghi fa una cifra pazzesca. No dai, non voglio nemmeno pensarci…

Una cosa che non conoscevamo di Madrid è il suo simbolo: la statua dell’orso e del corbezzolo a Puerta del Sol. Eravamo sempre stati a due passi da quel bassorilievo ma l’avevamo scambiato per una grossa bomboniera abbandonata in attesa del camion della raccolta differenziata.

E invece no, quello è proprio il simbolo della città. Madrid bocciata in marketing.
Tutti conoscono il simbolo di Parigi, il simbolo di Londra, di Roma, di Mosca, di Bruxelles, ma quest’orso yoghi sfuggito al ranger che cerca miele nel posto sbagliato (sembra stia praticando una fellatio) è il simbolo di capitale più patetico che io abbia mai adocchiato. Normale che poi i negozi di souvenir rimedino con il merchandising calcistico vendendo cianfrusaglie col marchio Real Madrid o delle Furie Rosse.
– Ehi mamma, ti ho portato questi guanti da forno di Kakà. E all’interno trovi un ricettario col nuovo calendario del campionato.

Un aspetto pittoresco di Madrid sono i buskers, gli artisti di strada. Ma essendo tirchio io evitavo di guardare a lungo le loro esibizioni. Come se ogni 10 secondi di osservazione scattasse un tassametro dell’offerta che avrei dovuto elargire.
Qui sto fotografando un tizio senza testa.

Ero convinto che non avendo testa non potesse vedermi, ma non so come, forse tramite invisibili vibrisse, mi percepisce e si dirige verso di me chiedendomi un’offerta. “Sto solo controllando la posta sul cellulare, non rompere”.
Ma lui insisteva e ho cominciato a correre. Sono stato inseguito dai suoi scagnozzi senza gambe e picchiato dai suoi compari senza braccia.
Poi ho trovato altri buskers che si esibiscono stando immobili. Questi li posso contemplare in santa pace finchè non smontano.

qui abbiamo Aldo, Giovanni e Giacomo in uno dei loro sketch

qui una raccolta fondi del Moige

 

qui un bimbo abbandonato in un cassonetto

qui l’idea di un rappresentante Apple

qui riproposta da due rappresentanti Samsung

 

davanti a questo per un attimo sono rimasto sbigottito davvero

Il nostro albergo era ad un passo dalla Gran Via (la via centralissima di Madrid). E a due passi dalla trafficatissima Calle de la Montera (gran parte dei ristoranti che vi ho consigliato nello scorso post sono ubicati qui). Ebbene, queste due strade pullulano di passeggiatrici. Mai viste così tante imprenditrici di se stesse gestire bottega così alla luce del sole. Ma inutile sperarci, Susy mi aveva già regalato un ciondolo.

O magari sono normalissime fanciulle che semplicemente stanno aspettando il proprio fidanzato. Ok, ma in quella strada c’erano almeno venti ragazze che aspettavano ragazzi ritardatari.
Oltretutto la strettissima vicinanza delle lucciole al nostro albergo per un attimo ci ha fatto pensare che… forse abbiamo dormito su una delle loro tante basi operative. Domani test della sifilide.

E ora ecco alcune foto: cominciamo dal Grande Masturbatore.
No, non sto parlando di me mentre ripenso a quelle due formose squillo che mi hanno strizzato l’occhio, prima che Susy mi strizzasse le palle, ma del dipinto di Dalì esposto al Reina Sofia (c’è anche l’infotografabile Guernica. E nient’altro).


E ahimè, non sono riuscito a trovare tempo per il Prado.

Queste le torri quadrigemine:

immortalate da me

riprese da un dilettante

Mai visto prima: un distributore automatico di bouquet di fiori
(se non fosse per le donne, i fiorai e i gioiellieri dovrebbero trovarsi un lavoro vero)

“No amore, non posso regalarteli, sono allergico”.

Qui la triste fine di una vecchia gloria del calcio. Ci sono entrato per un autografo ma lui non c’era.

Gli otto giorni sono volati. E speravamo facesse altrettanto il volo di ritorno.
L’imbarco stavolta è stato arduo. Sfidando il principio di impenetrabilità dei bagagli abbiamo dovuto portare più roba rispetto al viaggio di andata. Odio la lobby dei souvenir.
Il regolamento dei voli Ryanair è molto severo sulle dimensioni e sul peso dei bagagli, ma nulla dice in merito ai tasconi dei pantaloni hip hop.
Io sono un mago nel trasformare i problemi in opportunità a mio vantaggio. Ryanair impone restrizioni di bagaglio? Meglio, abbiamo un’ottima scusa per non portare nulla a nessuno. Ma Susy è affetta da una rara forma di fastidiosissimo e masochistico altruismo.
Ed è cintura nera di pensiero laterale. E dove io vedo dei limiti (e delle scuse), lei vede delle sfide. L’idea di mettere oggetti nei tasconi dei pantaloni è stata sua. E contro ogni previsione siamo riusciti ad accedere al nostro volo, e ci siamo sentiti come i concorrenti vincitori dei Giochi senza Frontiere. Dei gran talenti vestiti da idioti.

Ehi, ma stiamo già sorvolando Bari.
Io sono arrivato, datemi un paracadute, scendo qua!

Madrid reloaded

continua da qui:
https://maldicapelli.wordpress.com/2012/08/23/madrid/

In questo post voglio rendermi utile. Parlerò dell’unico aspetto che mi interessava di questa vacanza in Spagna: mangiare.
Vi spiegherò come procacciarvi del cibo in questo posto inospitale dove la gente parla velocemente questo finto italiano incomprensibile colmo di esse e di gn.
Non romperò i coglioni con la storia dei monumenti, del palazzo reale, del Prado, delle Cuatro Torres o della statua dell’orso e del corbezzolo. Anche perchè non la so. Oltretutto io visito i monumenti con la fregola di chi deve mettere un segno di spunta su un elenco: “Giardini Sabatini, visti. Passiamo al prossimo. Guernica, vista. Avanti un altro. Attrice Lola Duenas, intravista per strada. Procediamo”.
Di certe informazioni il web e le guide tascabili sono strapiene. Ma se a Madrid avvertirete un leggero languorino o un vuoto spinto nello stomaco, dovete dare ascolto a me. Specie se siete tirchi.
Ma avvertenza: io non sono un raffinato gourmet e mangio ogni tipo di porcheria, dalla pizza tedesca alla pasta americana, dal sushi cinese al kebab italiano. Quindi seguitemi a vostro rischio.
Ora che ci penso, c’è solo un paio di cose che proprio non riesco a mandare giù: le cozze crude e le orecchiette con le cime di rapa. E’ il motivo per cui la natìa Puglia sta provvedendo al mio espatrio.

Preambolo
Appena arrivato alla Plaza del Sol ero davanti ad un sogno. E’ la prima volta che ne vedevo uno. Ne avevo sempre sentito parlare, specie durante le puntate di South Park, e avevo una gran voglia di provarlo: un KFC, il Kentucky Fried Chicken.
Ho stentato a crederci, ma il KFC costicchia. Forse friggono i polli nella benzina (tra l’altro il colonnello Sanders gestiva una stazione di rifornimento). Ma non importa, dovevo provarlo.
Dovete sapere che la mia ragazza ha un piccolo problema: è rompipalle.
Mi spiego meglio, la mia ragazza col cibo ha un grosso enorme problema: è una tecnologa alimentare. Si è laureata con un voto medio, ma diamine, nelle materie di Igiene e Nutrizione ha preso il massimo con lode e tiene conferenze internazionali sull’argomento.
Quando mangiamo ha la magnanimità di chiudere un occhio su tantissime cose, ma su alcuni tabù non transige affatto. Non ve li sto nemmeno a raccontare, wordpress non dispone di sufficienti gigabyte di spazio, e io non la sto ad ascoltare, ma uno di questi tabù è la fottutissima pelle di pollo. Da piccola qualche filastrocca deve averle causato un trauma.
Lei sconsiglia vivamente di mangiare la grassissima, caloricissima, sporchissima pelle del pollo. Specie se fritta. Perciò per un attimo si è chiesta se quella patina croccante non fosse pelle di pollo e ha tentato di toglierla via. Un sacrilegio. Il colonnello Sanders si stava spellando nella tomba. Le ho detto che così quelle povere pennute torturate sarebbero morte invano. Le ho detto che sarebbe stato come andare all’oktoberfest e poi ricordarsi di essere astemio. Sono stato convincente, e ho potuto impunemente divorare quelle delizie ex volatili. Madrid è piena di queste catene di ristorazione americane: mcdonald’s, burger king, starbucks, persino un subway. Ma frequentarle con tutta la cucina tipica locale che c’è da provare è da imbecilli.
Perciò chiudiamo questa parentesi di globalizzazione pop e vi spiego come sopravvivere a Madrid mangiando molto e spendendo il minimo indispensabile.

All You Can Eat
I ristoranti con offerte “All you can eat” sono il paradiso del tirchio. Nel centro di Madrid è facile imbattersi in questi locali. In particolare c’è un ottimo ristorante a un passo dalla centralissima piazza Callao, più due nutritissime catene con cibo di qualità discreta. Si paga una quota di ingresso (in media 10 €) alla cassa e puoi rimanere a bivaccare finchè non cambi categoria di peso.
In Italia ne ho visto solo uno, in Toscana (dopotutto sono stato solo a casa mia e in Toscana). Ma vigevano regole molto restrittive: offerta riservata solo ad alcuni prodotti, i secondi piatti non sono compresi, in dotazione un unico vassoio e un piatto, vietato il retropassaggio, scansione della retina per evitare che al tavolo subentri tuo fratello gemello, bibite escluse e costosette. E lo capisco bene, l’italiano medio indosserebbe cappotti a dispensa per entrare, collezionare cibo e all’uscita del ristorante sfamare l’intera progenie.
A Madrid NO. Paghi, entri, e il ristorante diventa tuo. Nell’ottimo Topolino’  io e Susy abbiamo mangiato per tre quarti d’ora, e appena ci siamo diretti verso l’uscita, proprio come nella favola di Hansel e Gretel il cameriere ci ha tastato i polsi, li ha trovati ancora ossuti e ha esclamato “Ma come, già ve ne andate?”
Questo il locale che vi straconsiglio di provare se mai doveste capitare a Madrid:

All U Can Eat e Salad & Co. le catene, un po’ meno raffinate del precedente, ma di tutto rispetto. Nella prima delle due, possibili anche colazioni all you can eat ad appena 5 euro con sconfinata quantità di roba.
La varietà all’interno di questi locali è notevole. Grande offerta di primi, secondi, pizza, ecc… E soprattutto: continue tegamate di paella. Che tra l’altro per i ristoratori è un piatto facilissimo da riciclare dagli avanzi dei clienti precedenti. Rifletteteci…

Le tapas.
Non ho ben capito cosa si intenda precisamente per ‘tapas’, ma io mi sono regolato così: se non è un primo nè un secondo, probabilmente è una tapa.
Posti consigliati:
Cafe & Te – per la miglior varietà di economici menu per brunch.
100 montaditos – fantastico per la colazione, meraviglioso per aperitivo e cena, con il menu di 100 diversi bocadillos (piccoli panini) a 1 euro. Allo stesso irrisorio prezzo anche un boccale di birra alla spina.

Museo del Jamon e Paraiso del Jamon – Catene di salumerie in cui si consuma al banco o ai tavolini. Prezzi medio alti, ma numerose le offerte speciali.
Canas y Tapas – Non mi ricordo. Quindi hanno dell’ottima birra.

Mercato coperto di San Miguel – Strapieno di chioschi che vendono microporzioni di qualsiasi specialità spagnola a 1, 2, 3 euro o anche più. Spettacolare la sangria.
Basso il rapporto sazietà/prezzo, ma va provato.

Mercato San Anton – come il precedente, ma meno caratteristico.

Plaza Mayor – Scordiamoci per un attimo il risparmio. Se vuole fare uno strappo alla regola del non spendere troppo, è qui che un turista deve scegliere il posto più adatto. L’atmosfera della piazza, con i tavoli all’aperto, gli artisti di strada, e i questuanti a cui dire “Non ho niente, mi spiace” mentre mangi la tua frittura di calamari da 12 euro, va vissuta qui.
Personalmente ho scelto il ristorantino che aveva sulla porta le immagini di tutte le portate. Così non ho dovuto fare figuracce in lingua spagnola ordinando portate per sbaglio. Ho potuto così procurare piacere per me e per la mia signora azionando semplicemente un dito.
Varietà di prodotti tipici locali immensa.

Llaollao – catena di yogurterie e gelato. Se ci passate davanti potreste trovare un commesso che vi offrirà degli assaggini su un vassoio. Pratica spesso utilizzata anche dallo Starbucks in plaza de Callao.
Non esagerate con l’andirivieni davanti al locale in attesa del tizio con gli assaggini o si ricorderanno di me.

Chocolateria San Gines – cioccolateria storica, imprescindibile.
“Posso avere un menu?”
“C’è solo la tazza di cioccolata calda. Cosa le porto?”
“Hm…. facciamo… una tazza di cioccolata calda per me.. E per te amore?
“Hmmmmm… anche per me”
“Due tazze di cioccolata calda, grazie”.
Poi pensandoci “Amore, scusa, ma… perchè è venuto a chiedere? Non poteva venire direttamente con due tazze pronte?”
“Avrà voluto assicurarsi che tu non fossi qui come spettatore”.
Oltre alla tazza di cioccolata vi portano anche numerosissimi churros (frittelle lunghe) da inzuppare.

Sulla parete numerose foto di personaggi famosi che hanno bevuto la loro cioccolata al San Gines. Ma nessuno mentre inzuppa un churro.

Consiglio poi di visitare qualche centro commerciale “El Corte Ingles”  (non ho ancora capito se ne ho visitati tre o se era sempre lo stesso edificio con ingressi su piazze differenti). Al primo o all’ultimo piano ci sono bar e ristorantini. Lasciateli perdere, sono costosi. Quello su cui dovete puntare sono i banconi di pasticceria.

La birra
Rammarico immenso per non aver potuto godere di questa fantastica offerta del TragaTapas e di tanti altri bar:

Fai un prezzo del genere qui in Puglia e il locale in brevissimo tempo ti pullula di truzzi, creando una barriera di inagibilità alla gente comune. Ma che dico: qui da noi sono proprio i truzzi la gente comune.

Purtroppo Susy non beve birra, e io a malapena riesco a finire due bottiglie senza versarmele addosso. Perciò recatevi a Madrid con adeguata compagnia.

Bene, terminato questo servizio di utilità sociale, ora che siete sazi possiamo parlare finalmente degli altri aspetti della mia vacanza a Madrid.
Mi è piaciuta.

(to be continued… )

Madrid

(continua da qui:  https://maldicapelli.wordpress.com/2012/07/29/intervallo/ )

E’ stato il mio primo viaggio in aereo, perciò ero un po’ nervoso. Se tutto filava liscio sarei dovuto tornare al mio pallosissimo lavoro.
Gli imprevisti dietro l’angolo sono molteplici, non c’è solo lo schiantarsi su un centro abitato, il finire sui ghiacci dei Pirenei e dover ricorrere al cannibalismo su un passeggero estratto a sorte, o il mancato imbarco perchè il bagaglio supera di qualche centimetro il rigoroso limite imposto dalla Ryanair.
Ciò su cui contavo è che precipitassimo su di un’isola e potessimo giocare a Lost.
Poteva davvero succedere: avremmo dovuto sorvolare le Baleari, ed era un volo Ryanair.
Ma gli altri passeggeri avevano tutti espressioni da pappemolli. Non sarebbero stati in grado di sopravvivere due giorni su di un’isola inospitale. E soprattutto non sarebbero stati in grado di occuparsi di me e di Susy. Tutt’al più qualcuno di loro avrebbe potuto spiegarci quale cocktail va di moda ordinare nei bar di Maiorca, evitandoci figure da provincialotti.

Partenza, due ore di fiato sospeso, arrivo. Volare in aereo è una stronzata, diciamolo. La statistica insegna che è più facile subire incidenti mentre si scopa. Gli incidenti aerei sono un po’ come un biglietto della lotteria che premia con la vita eterna un certo numero di fortunati estratti.
Le hostess ci hanno spiegato come comportarci in caso di emergenza. Ho particolarmente apprezzato quella assistente appassionata di metodo Stanislavsky che ha ripetuto tutte le procedure necessarie immedesimandosi, quindi tremando, correndo e urlando.

Superate le Baleari il mio sogno di naufrago sull’isola veniva rimandato al viaggio di ritorno. Al che mi scappa un pensiero ad alta voce:
“E vabbè, dopotutto Valencia non è così male. Ci accontenteremo”.
“Di che parli?”
“No, niente”
“Hai detto Valencia?”
“Certo”
“Intendi dire Madrid”
“No, intendo proprio Valencia. Non lo sai? Gli ultimi tre voli Ryanair per Madrid sono stati deviati a Valencia per carenza di carburante. Sono certo che questo non farà eccezione”.
“Stai scherzando spero”
“No”.
Se non fosse vietato accendere lo smartphone a bordo le avrei mostrato questo articolo:
http://www.corriere.it/esteri/12_agosto_14/ryanair-mayday-risposta-madrid-_d579cd88-e609-11e1-aa1f-b3596ab6a873.shtml
“Cazzo, Valencia è bellissima! C’è la miglior paella, c’è il mare, ma soprattutto c’è la città della scienza. E’ un posto bellissimo, vedrai ti piacerà”
Purtroppo ho avuto troppa fiducia nella coerenza di Ryanair e la destinazione è stata proprio Madrid.
La capitale spagnola segnata da manifestazioni in piazza, proteste, l’arrivo di Monti ad inizio agosto, vigili del fuoco che protestavano nudi, scontri, botte, lacrimogeni.
E l’accoglienza appena arrivati a Barajas, l’aeroporto di Madrid, è stata questa:

Io e Susy sprechiamo l’intera mattinata in aereoporto unicamente per trovare la Metropolitana.
Sia in aeroporto che nel pieno centro di Madrid manca quasi completamente la mia linfa vitale: connessioni wi-fi da scroccare. Perciò ero costretto a chiedere informazioni ad esseri umani in carne e ossa. Che palle. Ne approfitto per fare sfoggio del mio spagnolo studiato in due settimane con il metodo Assimil. E’ per questo che sprechiamo l’intera mattinata.

Una volta trovata la metro, tutto diventa più semplice.
(Comunicazione di servizio: se mai doveste recarvi a Madrid abbonatevi alla metro, maggiori informazioni qui:
http://www.a-madrid.net/come-muoversi/muoversi-con-la-metropolitana-a-madrid.html
Dopo un po’ imparerete a muovervi tranquillamente a piedi per tutto il centro di Madrid e sarete in grado di dare indicazioni persino ai madrileni stessi, ma per spostarvi da e verso l’aeroporto, e per i primi giorni di apprendistato, quell’abbonamento può farvi risparmiare un bel po’).

La nostra fermata è Plaza del Sol. Stavolta siamo accolti così:

Comincia per me una settimana di inattesa passione per il turismo, e mi sono addirittura divertito. MA CHE NON SI SAPPIA IN GIRO!

(to be continued…)

Alla ricerca dei caffè perduti

Inzuppavo una madeleine nel mio cappuccino quando all’improvviso pensai che Proust in fatto di dolci aveva dei gusti di merda. Cos’è sta porcheria pastosa e schifosamente asciutta… Mai sentito parlare di cioccolata? di crema? di panna? eccheccazzo Marcel.

La mia ragazza mi parlava e io da poco avevo ripreso il vecchio vizio di non ascoltarla. E di distrarmi intercettando conversazioni in giro, osservando comportamenti, assaporando le superfici delle vite altrui in quel bar. Notai un tizio che aveva appena bevuto un espresso, e mentre si accingeva ad uscire dal locale incontra un suo vecchio amico che lo abbraccia, gli chiede come sta e gli offre un caffè. Lui risponde di averlo appena preso ma che ne sorseggerebbe volentieri un altro se è lui stesso a poterlo offrire. Sembrava indaffarato, ma fa qualcosa che ho trovato sensazionale: il tale torna tranquillo al bancone, ordina due macchiati e conversa con tutta calma con il suo vecchio amico. Anche se aveva visibilmente altro da fare.

Al che sono stato colto da un barlume di illuminazione. Tutta la mia vita mi è ripassata prepotentemente davanti e ho dovuto scandagliarla analizzando nuovamente vecchi episodi, interpretandoli con una luce nuova.
Porca miseria, perchè nessuno mi aveva mai detto che quando la gente ti offre un caffè, in realtà lo scopo di quell’invito non è la bevuta dell’intruglio?
Perchè nessuno mi ha mai spiegato che il caffè è solo un cementificatore sociale, un abbattitore di distanze, un trucco per passare del tempo assieme? Lo scopo del “prendiamoci un caffè” è la breve conversazione di tre-quattro minuti (che per me sono comunque un’eternità), prorogabile ad altri tre, quattro, dieci, venti minuti, mezz’ora, un’ora. A seconda del reciproco piacere provocato dalla reciproca compagnia. Una scusa per staccare da tutto il resto e fermarsi a parlare. E non la cazzo di bevuta in sè.
Ero tentato dal buttare giù una sorta di formula, di equazione o grafico con cui inquadrare meglio il fenomeno, ma al momento ero sotto una specie di shock: tutte le volte che mi son sentito dire “vuoi un caffè?” vanno necessariamente reinterpretate ex novo.

La mia ragazza ha smesso di parlarmi e ha preso il suo iPhone. Lei capisce sempre quando la mia mente è altrove e non segue il binario del suo discorso. E io me ne accorgo che ha capito dal fatto che è infuriata.
Di solito ci faccio caso e chiedo subito scusa, ma ero troppo impegnato a rivangare il mio passato, e con la memoria riconteggio offerte, inviti, incontri, caffè, spritz, birre e cappuccini mancati. Se ricordarli tutti è roba da rainman, riscontrarsi con qualche episodio significativo saliente è inevitabile. E il risultato della reinterpretazione è imbarazzante.
Come la volta in cui quella ragazza all’università interruppe il nostro proficuo studio di economia politica e mi offrì di andare a prendere un caffè al bar lì vicino. Cosa già di per sè strana, perchè nella Bari conservatrice è una mossa che tocca all’uomo. Ma io non ho mai voglia di caffè, cosa avrei dovuto proporle? “ti va se andiamo a prenderci una fanta”?
E ok, accettai, andiamo a prenderci ‘sto caffè.
Mi recai al bancone e mascolinamente la precedetti alla cassa. Che poi io trovo assurdo pagare un euro per quello sputo di liquido nella tazzina. Perciò investii il mio euro in un liquido più corposo. Perciò per me ordinai una pepsi alla spina, e per lei il suo cazzo di caffè.
Poi vabbè, io sono una frana con gli scontrini. Li accartoccio istintivamente non appena me li consegnano. E li scaglio via come caccole. E una volta al bancone imprecai per quel mio sciagurato riflesso condizionato e dovetti ritrovare carponi quella cazzo di pallottolina finita vicino ad un battiscopa.
Ecco finalmente la mia pepsi e il tuo fottutissimo caffè. Ne avevi così tanta voglia.
Finita la consumazione (cinquanta secondi netti) mi rialzo dal tavolino. Dopotutto eravamo qui unicamente per bere il caffè no? Lei si alzò e mi seguì con uno sguardo incredulo e gli occhi sbarrati, espressione che solo ora riesco a spiegarmi del tutto, non senza provare una pesante e posticipata vergogna. Non ricordo i dettagli delle altre due volte in cui è stata una ragazza a chiedermi se gradivo andare a prendere un caffè assieme. Forse perchè risposi di no.
Sorvolando su tutte le volte in cui (e sono la maggior parte), bevanda calda o socialità che fosse, semplicemente non intendevo perdere tempo con la persona che mi invitava a prendere un caffè, gli altri episodi interessanti sono avvenuti in ambito lavorativo. Come quando ero stagista in una piccola società di webmarketing e l’amministratore mi chiedeva quotidianamente se gradissi un caffè giù al bar. Rispondevo sempre di no. E ora le spiegazioni del mancato rinnovo del contratto si arricchiscono di una nuova interessante e verosimile teoria.

Rimuginavo su tutto ciò mentre Susanna metteva in standby il suo iphone e si alzava da quel tavolo su cui la mia distrazione le aveva negato la benchè minima compagnia. Mokaccino lasciato a metà, brutto segno. Non mi degna nemmeno di uno sguardo. Si avvicina alla cassa per pagare la sua parte, quasi a marcare una linea di separazione da me. “Dai tesoro, non fare così, scusami mi sono distratto”.
Ma niente, quando Susy è arrabbiata bisogna lasciarla sbollire. Nel frattempo mi tratterà come se mi conoscesse appena e senza rivolgermi la parola. Tutto questo durerà un bel po’.
A meno di non escogitare subito qualche trovata in grado di farmici riappacificare subito. Ma il mio bagaglio di trucchi da negoziatore è davvero esiguo, perciò non mi resta che provare il tutto per tutto e vediamo se ho capito come funziona. “Ehi Susy, posso offrirti un caffè?”

Intervallo

Una serie di sfortunati eventi mi sta conducendo qui:

– No amore, chiediamo indicazioni a qualcun altro.

Madrid è il posto della Spagna più distante dal mare. Però in questo periodo presenta anche alcuni aspetti negativi. Come ad esempio l’arrivo di Monti il 2 agosto. Uno di quelli che mentre stai facendo la coda al Prado ha la pretesa di passarti davanti.

Poi la lingua. Credevo che per parlare lo spagnolo bastasse aggiungere una S a fine parola,

ma parrebbe di no. Sembra più simile all’inglese.

Infine le immagini di Madrid diffuse dai media non sono affatto rassicuranti:

questi qui durante i saldi fanno sul serio.

Ah. Poi c’è la paura dell’aereo. E’ il mio primo volo, ho fifa.
Non paura dei terroristi, figuriamoci se quelli viaggiano su un volo low cost della Ryanair. Quando stai per incontrare 72 vergini ti presenti in grande stile, con un biglietto di prima classe su un aereo extralusso. Specie se ti hanno appena versato il riscatto di una operatrice sarda.

Ho piuttosto il timore che accanto a me venga a sedersi uno degli attori di Lost.
Di che gli parlo? Non ho nemmeno capito cosa significa quel telefilm.

E soprattutto ho paura di soffrire il mal d’aria. Soffro il mal di pattini, figuriamoci se non soffrirò anche il mal d’aria.
Lo so, lo so, le statistiche dicono che è più probabile morire mentre si fa il bagno nella vasca piuttosto che di mal d’aria, ma ho fifa lo stesso. Stritolerò la mano della mia ragazza durante il decollo e durante l’atterraggio a Barajas, in mare o sul centro abitato su cui precipiteremo. Così impara a coinvolgermi in questa usanza modaiola chiamata turismo.

E se tutte queste pessimistiche previsioni dovessero risultare sbagliate, a Madrid spero di non rompermi i coglioni (e la facilmente equivocabile testa).
Ci si rilegge tra 7-8 giorni 🙂

Ricordati di santificare il trenino

“E’ nell’ambito dei rituali sociali che l’uomo ritrova la propria identità”.
(Claude Levi-Strauss mentre registra la finale del Grande Fratello)

A pochi giorni dal mio articolo sull’asocialità mi arrivano tre inviti per un matrimonio, un battesimo e un diciottesimo nel solo 2012. Bastardi, devono averlo letto anche loro.
Seguiranno almeno tre diciottesimi previsti per il prossimo anno. I miei nipoti, ai quali comunque auguro una lunga vita.
I ristoranti sono sempre pieni perchè la gente si sente costretta ad invitare e ad esserci.

E’ l’ora di rispolverare un mio vecchio scritto che tenevo al buio (tranquilli, ce n’è solo un altro).

L’ho trovato di sorprendente attualità. Tra una tragedia sismica e l’altra, Ratzi e Napolitano non hanno rinunciato alle loro cerimonie mondane: il costoso Family Day a Milano il primo, la sobria parata con le braccia dei militari sottratti alla litocoltura il secondo. Appena due giorni prima di dimezzare l’altezza del tricolore.
Napolitano è rimasto soddisfatto della celebrazione. Poi ha voluto il gelato.

L'IMBOrtante è celebrare

Celebrolesioni di Stato

(immagine di aMusoDuro – cintura nera di Graphic Art – centravanti di Colorz by Spinoza)

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Festeggiare è diventato obbligatorio, un comandamento.  E’ una forma di religione parassitaria che adotta e reinterpreta rituali e cerimonie di varie provenienze, ribaltandone il significato e amplificandone costo, durata e noia. E io sono circondato da seguaci di questo culto, il ‘festeggismo’.

Originariamente nato per celebrare unicamente compleanni e anniversari, ha successivamente esteso il suo ambito su cerimonie pagane e cristiane, sottraendone la competenza alla Chiesa.

Il festeggismo infarcisce ogni singola cerimonia con propri rituali peculiari, che vanno dall’invito e alla sistemazione scientifica dei posti per il ricevimento, sino agli strascichi di polemiche post-evento, dai quali spesso scaturiscono faide familiari e vendette trasversali.
Cerimonia molto in voga è la sinossi a posteriori dei party per la comparazione dei trattamenti.
E’ un argomento di conversazione molto acceso che dà ai dibattenti l’emozione di sentirsi in un talk show televisivo con tanto di opinionisti e collegamenti via telefono per più autorevoli testimonianze.

Cerimonia d’apertura del festeggismo è l’arrivo per posta dell’invito, sgradito come una querela e più salato di una bolletta telefonica. Al ricevimento di tale missiva è d’uopo inventare una valida giustificazione per riuscire ad evitare il coinvolgimento o per minimizzare i danni. I poveri di spirito incapaci di mentire restano inevitabilmente schiacciati dalla necessità ineludibile di partecipare ai festeggiamenti.

Successivamente l’invitato è costretto:
– a chiedere al datore di lavoro un giorno di permesso (per chi spacca pietre in miniera questo è l’unico aspetto positivo della vicenda);
– a procurarsi un abito adatto all’occasione (per le donne pare sia proibito usare lo stesso vestito in due occasioni distinte);
– ad acquistare un regalo per il festeggiato. Non solo scoprirà che il pensiero non conta affatto, ma dovrà comprare esattamente ciò che è stato previsto in un’apposita wishlist. Sapete cosa c’è di peggio che sborsare 500 euro per comprarsi un cellulare? Sborsare 500 euro per comprarlo a qualcun altro.

Dopo tanti preparativi e attese e le vane speranze di beccarsi una malattia debilitante, arriva il giorno fatidico dell’evento.
In Chiesa le invitate verificano che il festeggiato abbia speso a sufficienza per gli addobbi floreali e cominciano a squadrarsi reciprocamente il vestiario. Nel frattempo escogitano complimenti fasulli da rinfacciarsi all’uscita e critiche creative da rivolgersi alle spalle.
Ai profani del festeggismo potrebbe sembrare che la messa venga officiata dal parroco. In realtà l’intera cerimonia è supervisionata dal fotografo, che alle spalle del prete si assicura che tutto proceda secondo i tempi stabiliti. Il sacerdote procede con la sua chiacchierata silenziosamente e senza disturbarne il lavoro.
Le messe sbrigative con omelie ridotte al minimo risultano sempre particolarmente gradite.

Sbrigata la formalità della cerimonia in Chiesa, gli invitati si recano al ristorante per il sontuoso pranzo (o cena, se si è al passo coi tempi).
Prima di sedersi ai tavoli e gustarsi l’unico aspetto realmente degno d’attenzione di tutta la giornata, è consuetudine farsi fotografare in compagnia del festeggiato. Servirà a riempire l’album della cerimonia e a farsi prendere in giro per il taglio di capelli a distanza di anni.

Dopodichè ci si può finalmente accomodare, e si può calcolare il proprio livello di considerazione misurando la distanza della propria sedia da quella del festeggiato. Se è troppo alta, tieniti pronto a tutte le eventualità più imbarazzanti. Se il servizio ai tavoli procede a rilento, potrebbero chiederti di dare una mano a sparecchiare.
Ma c’è addirittura di peggio: ad esempio capitare nel tavolo dei bambini. Inizialmente ti mostrerai superiore, ma col tempo scoprirai che sono i bambini ad evitare di dialogare con te. Nel corso del pranzo sarai tu a implorare la loro attenzione.

Il cibo servito a tavola rimane l’unico aspetto piacevole di tutta la giornata. Se solo non ti fossi ingozzato di grissini torinesi nell’attesa che servissero gli antipasti. Quindi per il resto del pranzo vedrai passare sotto i tuoi occhi piatti stracolmi di prelibatezze di ogni genere e dal nome impronunciabile, ma il tuo stomaco non risponde più a nessuno stimolo: si chiama impotenza gastrica. Chi l’ha provata la ritiene peggiore di quella sessuale.
Se sei una vecchia ultraottantenne ti è concesso sfoggiare una vaschetta a chiusura ermetica, un rotolo di carta stagnola, e ti è concesso incamerare tutto ciò che la tua borsa station wagon può contenere. Se non sei una vecchia ultraottantenne fa’ in modo di conquistarne una prima che servano il pesce.

Tra una pietanza e l’altra, un apposito deejay invita i commensali a riempire il centro della sala per muoversi a tempo di musica.
Sarebbe anche un aspetto divertente, se non fosse per l’invenzione dei balli sociali.
I balli sociali sono una diabolica invenzione dei servizi segreti atta a uniformare il pensiero delle masse annichilendone le facoltà critiche. La stessa gente che si professa alternativa, ribelle e noncurante delle regole, si allinea perfettamente come un plotone militare ripetendo millimetricamente le mosse degli altri. E questo ciclicamente anche per trenta-quaranta volte di fila.
Come tutta quella gente di diversa estrazione sociale e ceppo etnico conosca alla perfezione le singole mosse di ogni singola variante di macarena resta uno dei più grandi misteri dell’umanità. (Ciò avvalora le mie tesi sul solipsismo. Con questi balli Dio risparmia un casino in CG).
Ovviamente non mancano mai i lisci e le mazurke per i vecchietti in sala. Se il deejay ne mette più di due vuol dire che l’intera festa è stata pagata dal nonno del festeggiato. E comunque verrà decurtata dall’eredità.
E prima dell’ultimo ballo, immancabile, il trenino. Non è una festa se non c’è il trenino. E una volta coinvolto non c’è modo di svignarsela. Fingere una telefonata importante non è sufficiente, qualcuno ti sottrarrebbe il cellulare e canterebbe Brigitte Bardot al tuo interlocutore immaginario.

Oltre al pranzo servito, come ringraziamento per il sacrificio della presenza, il festeggiato rilascia agli invitati un ricordo della giornata, la ‘bomboniera’. Oggetto inutile che simboleggia la totale vacuità della giornata. La bomboniera va esposta in casa quando il festeggiato decide di farti una visita. Ti avvisano apposta. Dopodichè potrà tornare nello scatolone degli oggetti da regalare a gente antipatica.

Ripensandoci, l’aspetto più piacevole della giornata non è quello del pranzo, bensì quello dei saluti finali.
Ti avvicini al festeggiato con leggero imbarazzo, ma in fondo contento, perchè l’incubo sta per finire. Saluti velocemente lui e ringrazi la sua famiglia per la stupenda magnifica meravigliosa festa. Immancabile il “tante care cose”, necessario il “ci si rivede”, sperando intercorrano millenni, e poi sei libero di svignartela, cercando di non dare troppo nell’occhio la gioia.
Tuttavia non è raro che mentre sei sul ciglio del cancello ti venga chiesto di riaccompagnare in macchina tre vecchie zie le cui abitazioni sono dislocate nei quartieri più irraggiungibili del pianeta. Queste zie riempiranno l’abitacolo della tua auto con il loro profumo di legnovivo, corega fix e riocasamia e con un assortimento di luoghi comuni. Alla fine di una lunga conversazione, resa estenuante dalla sordità della più anziana delle tre, tutti e quattro converrete che si stava meglio quando si stava peggio.

Arrivato a casa, evita di controllare la cassetta della posta. Potrebbe esserci l’invito a comparire alla festa successiva. Riposati e goditi il sogno della bella giornata di lavoro che ti attende l’indomani.
E ricorda che bruciare la propria cassetta della posta non risolve nulla. La partecipazione successiva ti verrà comunque consegnata da un ufficiale giudiziario.

Il culto del festeggismo raggiunge il suo picco di seguaci qui in Puglia. Se in Puglia inviti meno di 100 persone ad un matrimonio o meno di 30 ad una qualsiasi altra ricorrenza, rischi la denuncia ai servizi sociali e i tuoi bambini verranno dati in affidamento ad altre famiglie. Ma l’onta maggiore è che la tua festa nei secoli dei secoli verrà usata come pietra di paragone per valutare le altre cerimonie malriuscite.

Il festeggismo si pone di volta in volta nuovi obiettivi. Uno dei suoi scopi più impellenti è riuscire a sottrarre alla Chiesa anche l’estrema unzione e i funerali.
Presto verrà predisposta un’apposita lista morto per regali da portare con sè nel posto migliore; un corteo in cui le prefiche vengono sostituite da damigelle sexy che maneggiano vanghe decorate in oro bianco; carro funebre sostituito da auto fuoriserie con portapacchi; marce funebri sostituite da tristi ballate pop; lancio finale di una corona di fiori per decidere il prossimo defunto.

Modalità aereo

L’asocialità è l’unico atteggiamento che non si racconta a nessuno. Per farlo occorre aprire un blog.

“L’inferno sono gli altri” disse Sartre. E non c’erano ancora le offerte della fastweb.

“L’inferno sono gli altri”. Sinceramente non ho idea di come sia fatto il paradiso, ma a occhio e croce direi che anche gli angeli sono dei bei rompicoglioni.

Non mi vergogno di ammettere di essere sociopatico. Sapete cosa sono due asociali? Una folla.

Che rottura, quest’anno la moda coincide esattamente con i miei vestiti di sempre. Mi toccherà andare a fare shopping.

Io nei negozi ci vado per comprare la roba a prezzo intero. Qualsiasi cosa pur di non metterci piede durante i saldi.

“Salve, posso esserle utile?”. “Sì, la prego. Mi faccia da scudo e tenga gli altri fuori dalle palle”.

Sono così asociale che da morto ci sarò e non batterò alcun colpo.

A scuola attendevo sempre il suono della campanella. Quella di fine intervallo.

Poco fa un vicino di casa mi ha salutato. Si vede che non mi conosce.

Dico davvero, mi ha salutato. Non capisco cosa gli ho fatto.

Intanto mi hanno appena invitato ad un’orgia. Che palle.

E’ che in certe situazioni divento impotente, con le scuse.

“Vuoi un passaggio?” “No grazie, devo collaudare le scarpe”.

Scuse idiote. “Non posso venire alla tua festa, mi sono appena ricordato di un’importante riunione in Burundi”. Nah, pessima.

Oltretutto non so mentire. Le volte in cui ho detto una bugia sono state usate in alcuni episodi di “Lie to me” per principianti.

Un prontuario di scuse valide: ecco una buona idea per un’app.

Avere un portfolio di scuse valide è di vitale importanza per noi asociali. Chi non ha il tempismo di esporle al suo predatore è condannato all’interazione umana. Per essere asociale è necessaria prontezza di riflessi.

Eppure ci sono situazioni in cui anche l’introverso più navigato deve stare in società. In tal caso bisogna sfoggiare i sorrisi di circostanza. La paresi maxillo-facciale che intende simulare allegria indica in realtà una presenza fisica che avviene sotto costrizione. Quel tizio è lì perché qualcuno (in genere la sua donna) lo sta ricattando.

Se smette di sorridere e lo vedete  assorto nei suoi pensieri, sta pensando ad una via di fuga.

Quando mi invitano ad una festa chiedo sempre di che colore sia la carta da parati. E corro a comprare una mimetica abbinata.

“Aiuto, il trenino della samba sta puntando dritto verso di me”. Mi fingo morto come fanno gli opossum.

Bersani ha escogitato un buon sistema. Mandare cartonati al posto suo. Non ve n’eravate accorti eh?

Scilipoti invece usa controfigure. Ma se la mia controfigura socializza con gli invitati poi quelli per strada saluteranno me.

In realtà difficilmente l’introverso riceve inviti a qualche evento. L’asociale ha risolto il problema amici, ma non può fare nulla con quello dei parenti. Solo affidarsi al tempo…

L’asociale ha un’andatura a velocità variabile in funzione della quantità e qualità delle forme di vita circostanti. Corre verso gli ascensori vuoti, rallenta fino allo stato di quiete in prossimità di esseri senzienti. Spesso e volentieri preferisce fare dieci piani di scale piuttosto che sentirsi dire “Fa caldo oggi eh?”.
Il problema è che le risposte che mi invento sono del tutto inopportune “Una volta qui era tutta campagna” in ascensore non c’entra assolutamente un cazzo.

Meglio essere direttamente scontrosi “Che piano?” “Uno qualsiasi, basta che non sia il suo”.

Il cartello preferito di un asociale? “Capienza massima: 1 persona”.

Alla notizia di un conoscente morto l’asociale piange lacrime sincere. Sa che ai funerali dovrà incontrare gente viva.

Mi chiedo come si possa improvvisare una faccia di condoglianze per qualcuno di cui non te ne frega un cazzo.

-Amore, perché la vedova mi ha preso a sberle?
-Perché sei un imbecille…
-Ma mi hai sempre detto di fare sorrisi di circostanza!
-Coglione, erano le istruzioni per la festa!

Vuoi mandare nel panico un asociale? Salutalo con un convinto “Ehi ciaooooooooooooo, come stai???”

Sto ancora cercando la risposta ideale alla domanda più frequente del mondo “Come stai?”

“Ciao, come stai?” “Bene, prima o poi” è la risposta usata in un dialogo del film “500 giorni insieme”.
Per un certo periodo l’ho anche usata, poi ho pensato “Quel titolo fa rabbrividire!”

“Come stai?” “Bene, fino a poco fa”.
Un tantino offensivo. Ed è proprio questo il problema, lo è solo un tantino.

C’è un trucco che adopero per restare solo. Mi basta dire “Chi mi ama mi segua”.

Poi imposto sempre il mio cellulare su modalità aereo, e sto cercando di fare la stessa cosa col citofono.

Per noi asociali l’ospite è come una scoreggia. Puzza immediatamente.

Una scienza che trovo affascinante è la prossemica, studia le nostre distanze di relazione interpersonale.  Per alcuni essa è di pochi centimetri, per altri raggiunge anche il metro. La mia si misura in miglia marine.

L’altro giorno c’era un tale molto invadente che si stava avvicinando decisamente troppo. Ed era on line.

Riuscivo a vederlo incombere da Google Maps.

Ho cercato di salvarmi con la modalità invisibile, ma un ghostbuster mi ha chiesto l’amicizia.

Se c’è una cosa che adoro sono gli addii. E durante i “ci vediamo” faccio gli scongiuri.

Gli addii sono sempre seguiti da un sospiro di sollievo. Ma devo ricordare con attenzione: prima l’addio, poi il sospiro di sollievo. Però una volta ho invertito la sequenza e ho evitato i pericoli di ripensamento.

In genere noi asociali ci rifugiamo nella lettura. Ho appena finito di leggere Robinson Crusoe. Bello, appassionante, peccato manchi un lieto fine.

Ho imparato velocemente l’inglese, il francese e lo spagnolo. Quando studio una lingua straniera salto i capitoli di conversazione.

Ora invece sto leggendo “Strumenti di tortura” e “Trattato di sociologia”, due volumi di un’unica opera.

Tuttavia ogni tanto anche l’asociale ha bisogno di interazioni sociali: in quei casi leggo un bestseller.

Un’altra cosa che piace a noi asociali è twitter. Tranne il venerdì.

Per i cristiani il venerdì pesce. Per i twitteriani il venerdì c’è il Follow Friday, che significa “Ciao cari lettori che anzichè avere una vita sociale avete deciso di blindarvi su un pc, vi presento un altro paio di sfigati che anzichè avere una vita sociale hanno deciso di blindarsi su un pc. Vi ho rovinato il piano”.

Tutti sostengono che non si può fondare un club di asociali. Non si aggregherebbe nessuno. E invece si può eccome, basta rispettare i turni.

Per fortuna non diventerò mai famoso, non sopporterei di dover firmare tutto quegli autografi. Al massimo userei un timbro.

In realtà io sono un solipsista. Per me voi siete solo proiezioni della mia coscienza. Questo è un fottuto test a cui Dio mi sta sottoponendo. Una simulazione stile matrix per valutare i modi in cui reagisco. “Ehi, capo, ho scoperto tutto, è evidente che sia tutto finto. Ok? Mi liberi ora?”

Questa convinzione di essere l’unico essere esistente è una corrente di pensiero che si chiama solipsismo. Vi piace questo nome? L’ho inventato io.

(Beh, mo’ basta. Per oggi ho interagito abbastanza)

Primi spassi

(Nostalgico backup dei miei vagiti satirici quando scribacchiavo nella Palestra di Luttazzi)

Il peggior sgarro di Luttazzi è stato cancellare tutti gli articoli della sua Palestra, e destinare alla pubblicazione del suo almanacco solo una piccola porzione delle battute selezionate sul blog. Condannando tutte le altre battute al dimenticatoio. E’ così che devono essersi sentiti alla biblioteca di Alessandria.

Qui le mie battute che ho salvato dall’incendio (periodo mag 2009 – feb 2010):

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Gran Bretagna, scandali in Parlamento, raffica di sospensioni e dimissioni.
Avvistato barcone di deputati inglesi lungo le coste siciliane. Chiedono di poter lavorare in Italia.
(questa fa cagare ma è stata la prima volta che ho visto il mio nome su una raccolta. Mi tocca affezionarmici)

A pochi giorni dalle votazioni recapitate buste con proiettili a Santoro e Di Pietro. Ma adesso stop ai volantini elettorali.
(questa è stata la seconda. E stavolta posso andarne fiero)

Arrestato cinquantenne che si fingeva mafioso per estorcere il pizzo a un ristorante. La mafia si scusa per l’inconveniente e annuncia che manderà al più presto un proprio incaricato munito di regolare tesserino.

Il Papa si reca in vacanza con 300 guardie del corpo. Previsto per oggi l’attacco dei persiani.

Presentato a Venezia il film “Lourdes”. Superflua la versione per non udenti.

On line gli audio D’Addario – Berlusconi. Trimestre positivo per Google.

Lavanderia presenta a turista straniero conto di oltre 2000 euro. Non oso immaginare cosa ci fosse su quei boxer.

Fa così caldo che Dante e Virgilio mi hanno chiesto indicazioni.

E’ morto Michael Jackson. Corteo funebre in moonwalking.

Polemiche sul testamento di Michael Jackson. E’ uguale a quello di Al Bano.

Uomo vuole sparare alla moglie ma uccide sei persone. Che ammucchiata.

Rubato in una galleria dipinto di Munch. Inutili le continue urla del dipinto accanto.

Scoperto pianeta che sfida le leggi della fisica. Trasloco in vista per Berlusconi.

Berlusconi “Il 90% della stampa è in mano ai comunisti”.
E’ caccia aperta al clandestino che riesce a parlarne bene su oltre 20 testate giornalistiche e 5 televisive”.

E’ morto Luciano Emmer, inventore del Carosello. Dopo il funerale tutti a dormire.

Scandalo trans. Pietro Marrazzo “Informerò sulla vicenda quando sarò svincolato da segreto istruttorio”.
E no caro, a tua moglie non puoi rispondere così.

Marrazzo “Il video dei carabinieri che mi riprende con un trans? Se esiste è un falso”.
E se non esiste hanno registrato col coperchio sull’obiettivo.

Arrivano 464 milioni di e-mail al giorno. Ma il mio uccello ha sempre la stessa lunghezza.

Sandra Milo “Sono stata l’amante di Federico Fellini”. 8 e mezzo è il voto che dava ai suoi pompini.

Parte la fiction Rai Pinocchio. Grossi sforzi pubblicitari per far capire che Benigni non c’entra.

Berlusconi va in Qatar e si offre di regalare una U.

Vertice della FAO deserto, c’è solo Berlusconi e poche altre personalità. Gli altri non hanno un processo da cui scappare.

Battuta da Christie’s una prima edizione del libro di Darwin. L’acquirente appartiene alla nostra specie.

Costruito il grattacielo più alto del mondo a Dubai. Per far partire l’ascensore è necessario l’ok da Cape Canaveral.

“Ci vuole maggior spirito di condivisione” ha detto Ratzinger dall’interno della nostra papamobile.

Il Papa “Anche Cristo era un migrante”. La Lega ancora più decisa a mantenere i crocefissi sui muri. Come avvertimento.

Messo in commercio il latte frizzante. Se ne ricava un gorgonzola che rutta da solo.

Clinton ricoverato per infarto. Queste stagiste sono sempre più brave.

Proposta creazione di un registro di preti pedofili. Alcuni si sono iscritti spontaneamente scambiandolo per albo.

Body scanner in aeroporto scopre tumore a terrorista talebano e gli salva la vita.

La Ru486 sta scatenando tanti interrogativi di bioetica. Non vedo l’ora di sapere cosa ne pensa Povia.

Berlusconi “Crisi? L’Italia sta meglio delle altre nazioni”. Quest’uomo è così pieno di sè che quando va in bagno la chiama riunione del G1.

Quotidiano la Repubblica denunciato per le dieci domande rivolte a Berlusconi. E per le domande a Noemi Letizia trema la rivista Cioè.

Poi il trasloco su Spinoza.