Da coda nasce coda.

Noi italiani, è risaputo, non sappiamo stare in coda. Qualche ancestrale rifiuto delle regole e della logica organizzazione ci rende geneticamente incapaci di starcene buoni dietro ad una persona antistante a noi. Preferiamo accodarci in diagonale, quasi fossimo anatre che sfruttano il principio aerodinamico del taglio del vento e si dispongono a V; oppure decidiamo di sederci, anche se giovani e aitanti, tanto lo sanno tutti che dopo quel tizio lì è il turno mio. O ancora tentiamo la sorte e ci avviciniamo allo sportello “per chiedere un’informazione” e cioè: “le dispiacerebbe servire prima me?”
L’unico concetto di ordine che conosciamo è entrare nell’ufficio e chiedere “chi è l’ultimo?” Anche se ci fosse una parvenza di fila, non ci fidiamo dell’apparenza, potrebbe essere una combinazione casuale di gente che passeggiava disordinatamente. “Chi è l’ultimo?” e appena qualcuno alza la mano, noi diventiamo suoi stalker. Se il nostro rispettivo ultimo decide di uscire a fumarsi una sigaretta, a farsi un caffè o uno spuntino, o a pomiciare con la donna, avrà noi dietro di lui che non lo perdiamo d’occhio. “Guardi che io non sto facendo più la fila”, ho rinunciato, ritorno allo sportello domani. “Oh cazzo. Ma chi era l’ultimo prima di lei?” E non lo molleremo finchè non ci farà un puntuale identikit.
Noi non sappiamo stare in coda, e per questo siamo famosi in tutto il mondo.
Quello che dobbiamo cercare di non far sapere oltre confine, di tener bene nascosto sennò sai che figuraccia, è che noi non sappiamo nemmeno gestire l’eliminacode.
L’eliminacode è un’invenzione fantastica, meravigliosa, semplice ed efficace. Se non fossimo dei talenti nell’imputtanare le cose.
E’ semplice: si arriva nell’ufficio, si preleva il numero e si attende che venga chiamato. Non c’è bisogno di scomodare nessuno, non dobbiamo giocare a stalker e preda, ci possiamo sedere, possiamo sbrigare altre commissioni, dobbiamo soltanto saper leggere e pazientare.
Ma poi se il nostro numero è stato chiamato e non ci siamo accorti di nulla, pretendiamo di essere comunque serviti. E no eh?
Ho visto persino gente lamentarsi di chi usciva per sbrigare altre commissioni. “Perchè se ne sta andando? Deve rimanere qui a fare la fila” hanno sbraitato alcuni anziani, convinti che la fila debba essere vissuta da tutti come una prigionia.
Ci sono i furbi che cercano di approfittare per recarsi dall’amico allo sportello quando per un numero chiamato non si presenta nessuno. Ci sono gli impiegati che chiamano anzitempo il numero successivo quando l’utente sta ancora conteggiando le monete avute di resto, e sul più bello sbalordisce l’impiegato con la richiesta di un’altra informazione che porterà via tempo. Al tizio dietro col numerino già chiamato, che vedrà quelli arrivati dopo di lui serviti da altri impiegati meno precipitosi.
“Un momento, arrivo, sto finendo, arrivo subito. Non stiamo mica giocando qui, sa?”
Scusate, dicevo che ne capitano di tutti i colori.
“Sì, signora, ho capito, ma abbia pazienza, tra tre minuti la chiamo, stia tranquilla”
Insomma, noi cittadini italiani siamo veramente incapaci di qualsiasi tipo di organizzazione. Dovremmo fare un bagno di umiltà e capire che, vabbè, ho capito, qui con certa gente non è proprio possibile, santa pazienza. Fanculo, qui continuo domani.
“Serviamo il numero A36”

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One Response to Da coda nasce coda.

  1. lamia crisi says:

    Ciao,
    se ti va potresti scrivere qualcosa qui
    http://www.lamiacrisi.org
    Grazie.

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