Evolution

(prequel)

(big bang theory)

A Dio crebbe la barba nel fissare quel monotono panorama spettrale. L’universo da lui creato aveva decisamente bisogno di una botta di vita. Pianeti e stelle erano troppo pallosi, tutti quei chilometri quadrati calpestabili sprecati così, a uso desktop. C’era bisogno di inventarsi degli abitanti, qualcosa che vi nuotasse, strisciasse, volasse, camminasse, inciampasse.

Così prese un pianeta a caso e diede una mescolata alla sua bollente brodaglia di molecole semplici. Omaggiando la Shelley decise di trasformare quell’intruglio inanimato in vita con una scarica di fulmini. Le molecole divennero aminoacidi, gli aminoacidi proteine, quelle proteine DNA, quel DNA cellule. Urlò sardonico “Si può fare!”
Ora queste cellule erano in grado di pomiciare tra di loro, di farsi una sana scopata non protetta e di mettere al mondo nuove piccole celluline che sarebbero cresciute e avrebbero ripetuto tutta la routine. Era nata la vita.

Finalmente Dio aveva storie avvincenti da seguire. Se finora il suo unico divertimento era scagliare meteoriti cercando di centrare poveri pianeti indifesi adesso poteva assistere a intere stagioni di episodi del paramecio Jim, della vorticella Rose e della tenia Gnammy.
La sua preferita era quella dell’ameba Mary sposa dell’impotente Joseph e amante del portalettere Archie dal quale stava per avere un figlio e non sapeva come nasconderlo. Nella puntata finale ingannò l’ingenuo marito dicendogli che quel bambino era frutto di una volontà divina.
Un finale a sorpresa che lasciò Dio totalmente affascinato.

La storia del paramecio Jim ebbe risvolti ben più drammatici. Il protagonista, un cacciatore di taglie con un passato pieno di ombre, durante un regolamento di conti con un flagellato apprese la triste notizia dello scabroso parto di sua moglie. Il loro bambino aveva due cellule anzichè una sola. Un mostro ripugnante, un abominio, uno scherzo della natura. I medici volevano sopprimerlo, il vicinato parlava di contrappasso, di una sciagura meritata col peccato.
Ma una volta cresciuto, il piccolo bicellulo trovò in un villaggio vicino una compagna con le stesse ripugnanti caratteristiche. Si accoppiarono felici e si allontanarono per sempre da quel posto con la mentalità arretrata. Era l’evoluzione.

Fu con questo meccanismo di riproduzioni imprevedibili che da piccoli esseri smidollati è stato possibile realizzare un’intera parure di flora e fauna.
Dio si premurò di limitare il numero di specie create a un numero non eccedente la capienza di un’arca. Poi ci riflettè meglio e scartò l’idea perchè era chiaramente una stronzata.
Ma era soddisfatto, soddisfattissimo.
E fu sera e fu mattina, quinto giorno.

(continua)

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5 Responses to Evolution

  1. Francesco says:

    La storia sta prendendo corpo e diventa sempre più avvincente. Aspetto con interesse i successivi giorni 🙂

  2. Pingback: Ecce Adamo | MAL DI CAPELLI

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