Sensi di colpa

Non ho mai fatto l’eroe ma quella sera sentivo di non potermi tirare indietro. Nel senso che, malgrado la sua postura prepotente, i piedi ben piazzati, le gambe divaricate con atteggiamento da duro e quello sguardo arrabbiato, studiato apposta per incutere timore alla gente, era comunque evidente che sotto quel giubbotto imbottito c’erano delle spalle strette. E dentro quei jeans larghi si nascondevano delle gambe decisamente magre che non avrebbero certo potuto provocarmi dolore alcuno. Il classico tipo con cui vorresti scontrarti se proprio ti costringessero a fare a botte.
No, non potevo lasciar perdere, se avessi fatto finta di niente sarei stato sommerso dai sensi di colpa.
Solo il pancione incuteva un po’ di timore. Ma se quella prospicienza mi ricordava i bulli delle scuole, è anche vero che gli avrebbe decisamente rallentato i movimenti. E per me che volo come una farfalla e pungo come un’ape i suoi trigliceridi alti erano un considerevole vantaggio. Tuttavia era un tantino più alto di me. O almeno così lo ricordo e, visto che l’ho spuntata, mi piace pensare che sia stato effettivamente così, per spompinare un po’ la mia autostima.

Facevo la solita strada per rientrare a casa, e quella coppia di fidanzatini l’avevo vista più volte. Lui ve l’ho già descritto, lei più bassa, minuta, sguardo sempre basso, la definirei decisamente impaurita della vita.
Ma quel giorno alla sua paura si aggiungevano copiose lacrime che le scorrevano sulle guance. A guardarla metteva una tristezza infinita, e alla sua disperazione facevano da contrasto i lapidari suoni sbraitati del suo ragazzo un po’ burbero. Sembravano urla di incitamento, grida di chi sfidava una povera persona indifesa.
Feci torto alla mia consueta andatura a dir poco fulminea, e rallentai, fino a fermarmi del tutto. La strada a quell’ora era deserta, e se non fossi intervenuto io non avrebbe potuto farlo nessuno. Per non sembrare ficcanaso adottai il solito trucco della finta telefonata. Cellulari, a cos’altro servono?
“Pronto? Sì? Dimmi!”. E improvvisai, cercando di essere realista, una finta chiacchierata telefonica con la mia ragazza. E quindi “Sì. Sì. Sì” e l’immancabile “Ma certo, hai ragione”.  Poi ci pensai su un po’ meglio e mi chiesi quand’è che poteva ricapitarmi… E perciò cambiai registro “No, non è così. Non è come dici tu …”, ma questa è un’altra storia.

Dopo circa due minuti di telefonata immaginaria le cose sul fronte coppietta non erano affatto cambiate. Lui era ancora lì, altezzoso, sbruffone, sbraitante, insopportabile, imponente sulla figura esigua della sua ragazza appoggiata debolmente, quasi rannicchiata vicino ad un’auto parcheggiata lì. Lei continuava a piangere. Tantissimo.
Non riuscivo a distinguere le frasi della loro conversazione, ma il linguaggio gestuale parlava chiaro. Lui sempre più brusco ad un certo punto cominciò a metterle le mani addosso, sembrava la stesse strattonando! Lei si divincolava. Ciò bastò a non farmi esitare oltre.
“Ehi!”
Silenzio.
Nè io nè lui credevamo alle nostre orecchie, a ciò che avevo appena fatto e a ciò che stava per succedere.
“Eh?” disse lui, gutturalmente.
“Dico a te!”
“Che cazzo vuoi?” disse lui, scontato.
“Non pensi di urlare un po’ troppo?”
“Sono cazzi miei quanto urlo”.
A questo punto potevo metterla sul personale, ma non sono quel genere di persona.
“Ti consiglio di abbassare la voce. Stai infastidendo innanzitutto la poveretta lì”
Che continuava a piangere, quasi completamente distaccata dalla realtà esterna.
“Ma fatti un po’ di cazzi tuoi, sparisci”
Non riferirò l’insulto che mi ha rivolto a fine esclamazione, sempre per quella questione dell’autostima.
Sta di fatto che ormai non mi restava che avvicinarmi.
E mi avvicinai.
Si avvicinò anche lui.
Non dovetti nemmeno preoccuparmi di essere il primo a colpire, ci pensò lui.
E malgrado io abbia trascorso gli ultimi 13 anni in modalità quasi totalmente sedentaria…
E malgrado avessi notato che le sue gambe non erano affatto magre come mi era sembrato, nè le sue spalle così strette, nè la sua pancia così ingombrante…
E malgrado stessi ormai trattenendo una pisciata da più di quindici minuti…
Riuscii a cavarmela. E a non farmela sotto.

Sono veloce, sono agile, scattante, ho ottimi riflessi dovuti ad anni e anni di videogames. La mia strategia a quel punto si basò sull’aver calcolato minuziosamente che nell’avanzare verso di me avrebbe urtato contro quel paraurti (ironia della sorte) sporgente dell’auto a cui erano appoggiati, ed ebbi gioco facile. Nella mia esperienza di zuffe stradali sono sopravvissuto diverse volte solo grazie all’intervento di qualche provvidenziale passante. Stavolta ci pensò una Duna, su cui non potrò più dire cattiverie. Tranne sui pessimi paraurti che si staccano un po’ troppo facilmente.

Solo allora sentii un “Nooooo, smettila!”
Mentre ormai stavo convertendo il mio terrore e la fretta di svuotare la vescica in una rabbia esplosiva e ormai incontrollabile, la fidanzatina si svegliò dal suo coma pensieroso e mi implorava di smettere.
“Non mi stava picchiando, nooooooo!”
Non riferirò l’insulto che mi ha rivolto a fine esclamazione, sempre per quella questione dell’autostima.
Ero sorpreso. Sorpresissimo. “Eh?” dissi io, gutturalmente.

Cioè, che palle, fanculo. Un gesto eroico sprecato così. Non mi aspettavo certo una medaglia conferita dal sindaco, però una figura di merda così proprio no.
Praticamente lei aveva scoperto di essere incinta, e le stava crollando il mondo addosso, il ragazzo le stava solo facendo forza, certo, con un’assertività un po’ fuori luogo, ma era il suo modo di incitarla a tenere la situazione in pugno e a non preoccuparsi.
Un bravo ragazzo, responsabile, da ammirare, non c’è che dire. Di sicuro sarà felice di prendersi il suo imminente impegno di padre e di compagno premuroso, ma ora in un letto di ospedale non può assistere come vorrebbe la dolce futura neomamma nelle prime fasi della gravidanza. Ma tra qualche mese potrà riabbracciarla stando in verticale, e accarezzarle orgogliosamente il pancione. Sempre che per lo spavento lei non abbia dovuto…
Insomma una serata di merda.

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One Response to Sensi di colpa

  1. Mean Cactus says:

    Racconto spettacolare. \_/

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