Demodé

Esiste una forma di discriminazione che non balza agli onori delle cronache, e per la quale non si muove alcuna macchina della solidarietà: la moda.
Io non seguo la moda, sia perchè non voglio, sia perchè non la comprendo: non ho idea di quali siano i colori da indossare, non perceipisco i trend delle forme geometriche in voga, dei tessuti da sfoggiare, degli accessori da abbinare. E questo mi esclude dalla società, mi estromette con violenza.
La moda è ciclica e casuale, non è progressiva e orientata verso una destinazione precsia. Tempo fa andavano di moda i jeans lacerati e i capi non stirati, ed io pensavo che finalmente l’essere umano avesse compreso che occupare del tempo per rammendare pantaloni e stirare maglioni fosse uno spreco di energie che potevano essere meglio convogliate altrove. Credevo che quella scelta stilistica fosse il punto d’arrivo di una scienza dell’abbigliamento, ma non era così. Si trattava unicamente del temporaneo capriccio di qualche sarto. Dopo appena qualche mese per essere accettato occorreva  riprendere sia ago e filo che ferro da stiro.
La moda è brutale, la moda è cieca obbedienza ad un dettame stabilito chissà dove e accettato quasi univocamente senza alcuna resistenza. Milioni di sedicenti liberi pensatori ubbidiscono senza rifletterci e si allineano acriticamente alle direttive sul colore del momento, considerando gente di cattivo gusto tutti quei maverick impazziti o semplicemente daltonici (è il mio caso) che indossano colori sfasati.
Io sono stanco di quelle occhiate tristi di negozianti che mi guardano allibiti. Nei loro sguardi non trovo più nemmeno tracce di compassione, ma solo paura e quasi disgusto. E mi imbatto in tutto questo non solo se entro in un negozio di abbigliamento, in cui sfido apertamente ciò in cui loro credono e per cui vivono, quasi come se entrassi in una parrocchia con una menorah al collo, ma mi succede ormai anche nelle librerie, nei negozi di elettronica, nei pub, nelle pizzerie, in tutti questi locali che frequento più assiduamente.
Il vantaggio che nessuna commessa mi si avvicina per dirmi “ha bisogno di qualcosa?” è apprezzabile, ma che rifuggano così da me in quella maniera, no, mi fa sentire sgradito, triste, solo.
Una volta addirittura ho visto un tale prendere in mano un telefono irritato, quasi volesse denunciarmi. Credetemi, tutto ciò è insopportabile. Ma sarò io a ridere quando torneranno di moda, i passamontagna.

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5 Responses to Demodé

  1. Cri says:

    Nei tuoi jeans sempre sformati sei sempre in gran forma: tratto brioso e felice, umorismo caustico, lieve e paradossale che innesca un meccanismo degno di Campanile. Questo post non sfigurerebbe accanto al racconto contenuto nel suo Manuale di Conversazione dove si narra una vicenda che ricorda molto questa, con esiti decisamente più espliciti 😀

  2. La moda è così capricciosa e bizzarra da essersi meritata un sostantivo femminile. Ma devi saperla cavalcare. Essendo donna, la moda è per sua natura contraddittoria e indefinibile. Quindi non puoi dire “questo è di moda, questo non è di moda”. Dipende tutto da te, da quanta convinzione ci metti. Se ti arrendi issando un “ok, non sono di moda” hai già perso. Se invece ti mostri convinto brandendo un “Questo sì che è di moda!” nessuno saprà contraddirti. Io per esempio sono raffinatamente di moda. NON TROVI?!?

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