Madrid Revolutions

III atto.
Continua da qui:
prologo:  https://maldicapelli.wordpress.com/2012/07/29/intervallo/
I atto:  https://maldicapelli.wordpress.com/2012/08/23/madrid/
II atto: https://maldicapelli.wordpress.com/2012/08/24/madrid_reloaded/

Non ho trovato alcun riscontro di questa storia, ma si narra che Madrid sia stata scelta dal monarca Filippo II come capitale tracciando le diagonali dell’ideale quadrilatero della penisola iberica. L’ubicazione risultante è così la più distante possibile dal Mediterraneo e dall’Atlantico. Ciò permetteva al re di essere al sicuro non solo dagli attacchi delle flotte nemiche, ma soprattutto dalle proposte della moglie di trascorrere l’estate al mare.
Vantaggio di cui ho potuto usufruire anch’io: grazie Filippo, a buon rendere.

Appena giunto a Puerta del Sol mi si sono avverati due sogni: ho visto un KFC, che ho sempre voluto provare, e ho incontrato Hello Kitty, che ho sempre voluto prendere a calci.

Come potete notare nemmeno Hello Kitty ha la borsa di Hello Kitty, ditelo alle vostre bambine. Ma come suo solito chiede soldi alle mamme. In maniera, però, del tutto priva di eleganza e poesia: tendendo la sua mano, pelosa e infeltrita. E diversamente dal solito, si accontenta di pochi spicci.

Ok, ma la rivoluzione? Dove sono finite le rivolte che erano in corso qui a Madrid? Dove sono i contestatori picchiati a sangue dalle forze dell’ordine? Dove gli scontri di Plaza Mayor? Il 2 agosto sarebbe arrivato Monti, siete preparati? Pensavo di dover fare il reporter di guerra, e invece questi qui pensano a godersi i loro ultimi sgoccioli di divertimento. Come italiani qualsiasi.
Al che ho pensato che è tutto quanto illusione, le mie teorie sul solipsismo ricevevano ulteriore conferma. Come su uno schermo si sono accampati di gitto alberi, case, hello kitty, per l’inganno consueto.
E’ tutta una simulazione, e il turismo è il principe degli inganni. Come in Total Recall, il viaggio è unicamente l’inserimento di uno spinotto nella nuca per l’innesto di stimoli artificiali. Ecco cosa fanno sulle poltrone Ryanair.
Viaggiare è l’illusione di fuggire da quella noia che ci si porta dentro. E per un po’ funziona.

Il punto è che pur essendomi divertito a Madrid ora io sono qui bel bello nella mia confezione di cemento, mentre la mia Susy è già intenta a scovare nuove offerte Groupon per la prossima occasione. E quando lei mi dirà di aver trovato una promozione irrinunciabile per Parigi, Londra o Dublino avrò tanta voglia di avere pronta una valida giustificazione per non partire. Perchè nonostante la piacevole esperienza del viaggio, resto un gran pantofolaio.

Cosa abbiamo fatto a Madrid oltre al turismo gastronomico? Quello che fanno tutti i turisti: vedere monumenti, visitare musei, gironzolare per posti, perdersi, litigare, chiedere ai passanti, non capire un cazzo e perdersi ancora, trovare provvidenziali italiani, passare del tempo con loro, escogitare scuse per staccarcisi, ritrovare la propria strada, evitare l’indomani quel posto di italiani, fare altre strade, perdersi, ecc…

Nel nostro girovagare per i negozi c’è una tradizione da rispettare: io scelgo un regalo per Susy, lei ne trova uno per me. E nel frattempo archiviamo regali per tutti gli altri che sono rimasti beatamente a casa.
Nei negozi di souvenir a Madrid vige un’unità di misura parallela: il 3 euro. Ma a questo prezzo devi accontentarti di calamite con la scritta Madrid da dimenticare su un frigorifero. Per roba un po’ meno banale si scala verso i 6 euro, i 9 euro, e via dicendo. Che moltiplicati a una ventina di parenti, una dozzina di bambini, una quindicina di amici e una decina di colleghi fa una cifra pazzesca. No dai, non voglio nemmeno pensarci…

Una cosa che non conoscevamo di Madrid è il suo simbolo: la statua dell’orso e del corbezzolo a Puerta del Sol. Eravamo sempre stati a due passi da quel bassorilievo ma l’avevamo scambiato per una grossa bomboniera abbandonata in attesa del camion della raccolta differenziata.

E invece no, quello è proprio il simbolo della città. Madrid bocciata in marketing.
Tutti conoscono il simbolo di Parigi, il simbolo di Londra, di Roma, di Mosca, di Bruxelles, ma quest’orso yoghi sfuggito al ranger che cerca miele nel posto sbagliato (sembra stia praticando una fellatio) è il simbolo di capitale più patetico che io abbia mai adocchiato. Normale che poi i negozi di souvenir rimedino con il merchandising calcistico vendendo cianfrusaglie col marchio Real Madrid o delle Furie Rosse.
– Ehi mamma, ti ho portato questi guanti da forno di Kakà. E all’interno trovi un ricettario col nuovo calendario del campionato.

Un aspetto pittoresco di Madrid sono i buskers, gli artisti di strada. Ma essendo tirchio io evitavo di guardare a lungo le loro esibizioni. Come se ogni 10 secondi di osservazione scattasse un tassametro dell’offerta che avrei dovuto elargire.
Qui sto fotografando un tizio senza testa.

Ero convinto che non avendo testa non potesse vedermi, ma non so come, forse tramite invisibili vibrisse, mi percepisce e si dirige verso di me chiedendomi un’offerta. “Sto solo controllando la posta sul cellulare, non rompere”.
Ma lui insisteva e ho cominciato a correre. Sono stato inseguito dai suoi scagnozzi senza gambe e picchiato dai suoi compari senza braccia.
Poi ho trovato altri buskers che si esibiscono stando immobili. Questi li posso contemplare in santa pace finchè non smontano.

qui abbiamo Aldo, Giovanni e Giacomo in uno dei loro sketch

qui una raccolta fondi del Moige

 

qui un bimbo abbandonato in un cassonetto

qui l’idea di un rappresentante Apple

qui riproposta da due rappresentanti Samsung

 

davanti a questo per un attimo sono rimasto sbigottito davvero

Il nostro albergo era ad un passo dalla Gran Via (la via centralissima di Madrid). E a due passi dalla trafficatissima Calle de la Montera (gran parte dei ristoranti che vi ho consigliato nello scorso post sono ubicati qui). Ebbene, queste due strade pullulano di passeggiatrici. Mai viste così tante imprenditrici di se stesse gestire bottega così alla luce del sole. Ma inutile sperarci, Susy mi aveva già regalato un ciondolo.

O magari sono normalissime fanciulle che semplicemente stanno aspettando il proprio fidanzato. Ok, ma in quella strada c’erano almeno venti ragazze che aspettavano ragazzi ritardatari.
Oltretutto la strettissima vicinanza delle lucciole al nostro albergo per un attimo ci ha fatto pensare che… forse abbiamo dormito su una delle loro tante basi operative. Domani test della sifilide.

E ora ecco alcune foto: cominciamo dal Grande Masturbatore.
No, non sto parlando di me mentre ripenso a quelle due formose squillo che mi hanno strizzato l’occhio, prima che Susy mi strizzasse le palle, ma del dipinto di Dalì esposto al Reina Sofia (c’è anche l’infotografabile Guernica. E nient’altro).


E ahimè, non sono riuscito a trovare tempo per il Prado.

Queste le torri quadrigemine:

immortalate da me

riprese da un dilettante

Mai visto prima: un distributore automatico di bouquet di fiori
(se non fosse per le donne, i fiorai e i gioiellieri dovrebbero trovarsi un lavoro vero)

“No amore, non posso regalarteli, sono allergico”.

Qui la triste fine di una vecchia gloria del calcio. Ci sono entrato per un autografo ma lui non c’era.

Gli otto giorni sono volati. E speravamo facesse altrettanto il volo di ritorno.
L’imbarco stavolta è stato arduo. Sfidando il principio di impenetrabilità dei bagagli abbiamo dovuto portare più roba rispetto al viaggio di andata. Odio la lobby dei souvenir.
Il regolamento dei voli Ryanair è molto severo sulle dimensioni e sul peso dei bagagli, ma nulla dice in merito ai tasconi dei pantaloni hip hop.
Io sono un mago nel trasformare i problemi in opportunità a mio vantaggio. Ryanair impone restrizioni di bagaglio? Meglio, abbiamo un’ottima scusa per non portare nulla a nessuno. Ma Susy è affetta da una rara forma di fastidiosissimo e masochistico altruismo.
Ed è cintura nera di pensiero laterale. E dove io vedo dei limiti (e delle scuse), lei vede delle sfide. L’idea di mettere oggetti nei tasconi dei pantaloni è stata sua. E contro ogni previsione siamo riusciti ad accedere al nostro volo, e ci siamo sentiti come i concorrenti vincitori dei Giochi senza Frontiere. Dei gran talenti vestiti da idioti.

Ehi, ma stiamo già sorvolando Bari.
Io sono arrivato, datemi un paracadute, scendo qua!

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2 Responses to Madrid Revolutions

  1. Cri says:

    Diamine, Frà, hai girato come una trottola! Sette lustri di immobilità recuperati in otto giorni, è roba da superuomini 🙂
    Fantastici gli artisti di strada. Mai visto gente simile dalle mie parti, e sì che Roma è colonizzata da quelli della loro specie.
    Fantastici anche i tuoi pantaloni da Mary Poppins, Strappi la palma della vittoria al memorabile tizio, citato da tutti i viaggiatori e da tutti spacciato come compagno di viaggio, che per aggirare le forche caudine dello spropositato sovrapprezzo Ryan Air su una valigia eccedente di 0,01 micron le dimensioni consentite, aprì la suddetta, stipata di vestiti, e ne indossò meticolosamente e pazientemente davanti alla hostess esterreffata l’intero contenuto.

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