Madrid reloaded

continua da qui:
https://maldicapelli.wordpress.com/2012/08/23/madrid/

In questo post voglio rendermi utile. Parlerò dell’unico aspetto che mi interessava di questa vacanza in Spagna: mangiare.
Vi spiegherò come procacciarvi del cibo in questo posto inospitale dove la gente parla velocemente questo finto italiano incomprensibile colmo di esse e di gn.
Non romperò i coglioni con la storia dei monumenti, del palazzo reale, del Prado, delle Cuatro Torres o della statua dell’orso e del corbezzolo. Anche perchè non la so. Oltretutto io visito i monumenti con la fregola di chi deve mettere un segno di spunta su un elenco: “Giardini Sabatini, visti. Passiamo al prossimo. Guernica, vista. Avanti un altro. Attrice Lola Duenas, intravista per strada. Procediamo”.
Di certe informazioni il web e le guide tascabili sono strapiene. Ma se a Madrid avvertirete un leggero languorino o un vuoto spinto nello stomaco, dovete dare ascolto a me. Specie se siete tirchi.
Ma avvertenza: io non sono un raffinato gourmet e mangio ogni tipo di porcheria, dalla pizza tedesca alla pasta americana, dal sushi cinese al kebab italiano. Quindi seguitemi a vostro rischio.
Ora che ci penso, c’è solo un paio di cose che proprio non riesco a mandare giù: le cozze crude e le orecchiette con le cime di rapa. E’ il motivo per cui la natìa Puglia sta provvedendo al mio espatrio.

Preambolo
Appena arrivato alla Plaza del Sol ero davanti ad un sogno. E’ la prima volta che ne vedevo uno. Ne avevo sempre sentito parlare, specie durante le puntate di South Park, e avevo una gran voglia di provarlo: un KFC, il Kentucky Fried Chicken.
Ho stentato a crederci, ma il KFC costicchia. Forse friggono i polli nella benzina (tra l’altro il colonnello Sanders gestiva una stazione di rifornimento). Ma non importa, dovevo provarlo.
Dovete sapere che la mia ragazza ha un piccolo problema: è rompipalle.
Mi spiego meglio, la mia ragazza col cibo ha un grosso enorme problema: è una tecnologa alimentare. Si è laureata con un voto medio, ma diamine, nelle materie di Igiene e Nutrizione ha preso il massimo con lode e tiene conferenze internazionali sull’argomento.
Quando mangiamo ha la magnanimità di chiudere un occhio su tantissime cose, ma su alcuni tabù non transige affatto. Non ve li sto nemmeno a raccontare, wordpress non dispone di sufficienti gigabyte di spazio, e io non la sto ad ascoltare, ma uno di questi tabù è la fottutissima pelle di pollo. Da piccola qualche filastrocca deve averle causato un trauma.
Lei sconsiglia vivamente di mangiare la grassissima, caloricissima, sporchissima pelle del pollo. Specie se fritta. Perciò per un attimo si è chiesta se quella patina croccante non fosse pelle di pollo e ha tentato di toglierla via. Un sacrilegio. Il colonnello Sanders si stava spellando nella tomba. Le ho detto che così quelle povere pennute torturate sarebbero morte invano. Le ho detto che sarebbe stato come andare all’oktoberfest e poi ricordarsi di essere astemio. Sono stato convincente, e ho potuto impunemente divorare quelle delizie ex volatili. Madrid è piena di queste catene di ristorazione americane: mcdonald’s, burger king, starbucks, persino un subway. Ma frequentarle con tutta la cucina tipica locale che c’è da provare è da imbecilli.
Perciò chiudiamo questa parentesi di globalizzazione pop e vi spiego come sopravvivere a Madrid mangiando molto e spendendo il minimo indispensabile.

All You Can Eat
I ristoranti con offerte “All you can eat” sono il paradiso del tirchio. Nel centro di Madrid è facile imbattersi in questi locali. In particolare c’è un ottimo ristorante a un passo dalla centralissima piazza Callao, più due nutritissime catene con cibo di qualità discreta. Si paga una quota di ingresso (in media 10 €) alla cassa e puoi rimanere a bivaccare finchè non cambi categoria di peso.
In Italia ne ho visto solo uno, in Toscana (dopotutto sono stato solo a casa mia e in Toscana). Ma vigevano regole molto restrittive: offerta riservata solo ad alcuni prodotti, i secondi piatti non sono compresi, in dotazione un unico vassoio e un piatto, vietato il retropassaggio, scansione della retina per evitare che al tavolo subentri tuo fratello gemello, bibite escluse e costosette. E lo capisco bene, l’italiano medio indosserebbe cappotti a dispensa per entrare, collezionare cibo e all’uscita del ristorante sfamare l’intera progenie.
A Madrid NO. Paghi, entri, e il ristorante diventa tuo. Nell’ottimo Topolino’  io e Susy abbiamo mangiato per tre quarti d’ora, e appena ci siamo diretti verso l’uscita, proprio come nella favola di Hansel e Gretel il cameriere ci ha tastato i polsi, li ha trovati ancora ossuti e ha esclamato “Ma come, già ve ne andate?”
Questo il locale che vi straconsiglio di provare se mai doveste capitare a Madrid:

All U Can Eat e Salad & Co. le catene, un po’ meno raffinate del precedente, ma di tutto rispetto. Nella prima delle due, possibili anche colazioni all you can eat ad appena 5 euro con sconfinata quantità di roba.
La varietà all’interno di questi locali è notevole. Grande offerta di primi, secondi, pizza, ecc… E soprattutto: continue tegamate di paella. Che tra l’altro per i ristoratori è un piatto facilissimo da riciclare dagli avanzi dei clienti precedenti. Rifletteteci…

Le tapas.
Non ho ben capito cosa si intenda precisamente per ‘tapas’, ma io mi sono regolato così: se non è un primo nè un secondo, probabilmente è una tapa.
Posti consigliati:
Cafe & Te – per la miglior varietà di economici menu per brunch.
100 montaditos – fantastico per la colazione, meraviglioso per aperitivo e cena, con il menu di 100 diversi bocadillos (piccoli panini) a 1 euro. Allo stesso irrisorio prezzo anche un boccale di birra alla spina.

Museo del Jamon e Paraiso del Jamon – Catene di salumerie in cui si consuma al banco o ai tavolini. Prezzi medio alti, ma numerose le offerte speciali.
Canas y Tapas – Non mi ricordo. Quindi hanno dell’ottima birra.

Mercato coperto di San Miguel – Strapieno di chioschi che vendono microporzioni di qualsiasi specialità spagnola a 1, 2, 3 euro o anche più. Spettacolare la sangria.
Basso il rapporto sazietà/prezzo, ma va provato.

Mercato San Anton – come il precedente, ma meno caratteristico.

Plaza Mayor – Scordiamoci per un attimo il risparmio. Se vuole fare uno strappo alla regola del non spendere troppo, è qui che un turista deve scegliere il posto più adatto. L’atmosfera della piazza, con i tavoli all’aperto, gli artisti di strada, e i questuanti a cui dire “Non ho niente, mi spiace” mentre mangi la tua frittura di calamari da 12 euro, va vissuta qui.
Personalmente ho scelto il ristorantino che aveva sulla porta le immagini di tutte le portate. Così non ho dovuto fare figuracce in lingua spagnola ordinando portate per sbaglio. Ho potuto così procurare piacere per me e per la mia signora azionando semplicemente un dito.
Varietà di prodotti tipici locali immensa.

Llaollao – catena di yogurterie e gelato. Se ci passate davanti potreste trovare un commesso che vi offrirà degli assaggini su un vassoio. Pratica spesso utilizzata anche dallo Starbucks in plaza de Callao.
Non esagerate con l’andirivieni davanti al locale in attesa del tizio con gli assaggini o si ricorderanno di me.

Chocolateria San Gines – cioccolateria storica, imprescindibile.
“Posso avere un menu?”
“C’è solo la tazza di cioccolata calda. Cosa le porto?”
“Hm…. facciamo… una tazza di cioccolata calda per me.. E per te amore?
“Hmmmmm… anche per me”
“Due tazze di cioccolata calda, grazie”.
Poi pensandoci “Amore, scusa, ma… perchè è venuto a chiedere? Non poteva venire direttamente con due tazze pronte?”
“Avrà voluto assicurarsi che tu non fossi qui come spettatore”.
Oltre alla tazza di cioccolata vi portano anche numerosissimi churros (frittelle lunghe) da inzuppare.

Sulla parete numerose foto di personaggi famosi che hanno bevuto la loro cioccolata al San Gines. Ma nessuno mentre inzuppa un churro.

Consiglio poi di visitare qualche centro commerciale “El Corte Ingles”  (non ho ancora capito se ne ho visitati tre o se era sempre lo stesso edificio con ingressi su piazze differenti). Al primo o all’ultimo piano ci sono bar e ristorantini. Lasciateli perdere, sono costosi. Quello su cui dovete puntare sono i banconi di pasticceria.

La birra
Rammarico immenso per non aver potuto godere di questa fantastica offerta del TragaTapas e di tanti altri bar:

Fai un prezzo del genere qui in Puglia e il locale in brevissimo tempo ti pullula di truzzi, creando una barriera di inagibilità alla gente comune. Ma che dico: qui da noi sono proprio i truzzi la gente comune.

Purtroppo Susy non beve birra, e io a malapena riesco a finire due bottiglie senza versarmele addosso. Perciò recatevi a Madrid con adeguata compagnia.

Bene, terminato questo servizio di utilità sociale, ora che siete sazi possiamo parlare finalmente degli altri aspetti della mia vacanza a Madrid.
Mi è piaciuta.

(to be continued… )

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2 Responses to Madrid reloaded

  1. mupablog says:

    “Canas y Tapas – Non mi ricordo. Quindi hanno dell’ottima birra.”
    FANTASTICO ! 😀

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