Ricordati di santificare il trenino

“E’ nell’ambito dei rituali sociali che l’uomo ritrova la propria identità”.
(Claude Levi-Strauss mentre registra la finale del Grande Fratello)

A pochi giorni dal mio articolo sull’asocialità mi arrivano tre inviti per un matrimonio, un battesimo e un diciottesimo nel solo 2012. Bastardi, devono averlo letto anche loro.
Seguiranno almeno tre diciottesimi previsti per il prossimo anno. I miei nipoti, ai quali comunque auguro una lunga vita.
I ristoranti sono sempre pieni perchè la gente si sente costretta ad invitare e ad esserci.

E’ l’ora di rispolverare un mio vecchio scritto che tenevo al buio (tranquilli, ce n’è solo un altro).

L’ho trovato di sorprendente attualità. Tra una tragedia sismica e l’altra, Ratzi e Napolitano non hanno rinunciato alle loro cerimonie mondane: il costoso Family Day a Milano il primo, la sobria parata con le braccia dei militari sottratti alla litocoltura il secondo. Appena due giorni prima di dimezzare l’altezza del tricolore.
Napolitano è rimasto soddisfatto della celebrazione. Poi ha voluto il gelato.

L'IMBOrtante è celebrare

Celebrolesioni di Stato

(immagine di aMusoDuro – cintura nera di Graphic Art – centravanti di Colorz by Spinoza)

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Festeggiare è diventato obbligatorio, un comandamento.  E’ una forma di religione parassitaria che adotta e reinterpreta rituali e cerimonie di varie provenienze, ribaltandone il significato e amplificandone costo, durata e noia. E io sono circondato da seguaci di questo culto, il ‘festeggismo’.

Originariamente nato per celebrare unicamente compleanni e anniversari, ha successivamente esteso il suo ambito su cerimonie pagane e cristiane, sottraendone la competenza alla Chiesa.

Il festeggismo infarcisce ogni singola cerimonia con propri rituali peculiari, che vanno dall’invito e alla sistemazione scientifica dei posti per il ricevimento, sino agli strascichi di polemiche post-evento, dai quali spesso scaturiscono faide familiari e vendette trasversali.
Cerimonia molto in voga è la sinossi a posteriori dei party per la comparazione dei trattamenti.
E’ un argomento di conversazione molto acceso che dà ai dibattenti l’emozione di sentirsi in un talk show televisivo con tanto di opinionisti e collegamenti via telefono per più autorevoli testimonianze.

Cerimonia d’apertura del festeggismo è l’arrivo per posta dell’invito, sgradito come una querela e più salato di una bolletta telefonica. Al ricevimento di tale missiva è d’uopo inventare una valida giustificazione per riuscire ad evitare il coinvolgimento o per minimizzare i danni. I poveri di spirito incapaci di mentire restano inevitabilmente schiacciati dalla necessità ineludibile di partecipare ai festeggiamenti.

Successivamente l’invitato è costretto:
– a chiedere al datore di lavoro un giorno di permesso (per chi spacca pietre in miniera questo è l’unico aspetto positivo della vicenda);
– a procurarsi un abito adatto all’occasione (per le donne pare sia proibito usare lo stesso vestito in due occasioni distinte);
– ad acquistare un regalo per il festeggiato. Non solo scoprirà che il pensiero non conta affatto, ma dovrà comprare esattamente ciò che è stato previsto in un’apposita wishlist. Sapete cosa c’è di peggio che sborsare 500 euro per comprarsi un cellulare? Sborsare 500 euro per comprarlo a qualcun altro.

Dopo tanti preparativi e attese e le vane speranze di beccarsi una malattia debilitante, arriva il giorno fatidico dell’evento.
In Chiesa le invitate verificano che il festeggiato abbia speso a sufficienza per gli addobbi floreali e cominciano a squadrarsi reciprocamente il vestiario. Nel frattempo escogitano complimenti fasulli da rinfacciarsi all’uscita e critiche creative da rivolgersi alle spalle.
Ai profani del festeggismo potrebbe sembrare che la messa venga officiata dal parroco. In realtà l’intera cerimonia è supervisionata dal fotografo, che alle spalle del prete si assicura che tutto proceda secondo i tempi stabiliti. Il sacerdote procede con la sua chiacchierata silenziosamente e senza disturbarne il lavoro.
Le messe sbrigative con omelie ridotte al minimo risultano sempre particolarmente gradite.

Sbrigata la formalità della cerimonia in Chiesa, gli invitati si recano al ristorante per il sontuoso pranzo (o cena, se si è al passo coi tempi).
Prima di sedersi ai tavoli e gustarsi l’unico aspetto realmente degno d’attenzione di tutta la giornata, è consuetudine farsi fotografare in compagnia del festeggiato. Servirà a riempire l’album della cerimonia e a farsi prendere in giro per il taglio di capelli a distanza di anni.

Dopodichè ci si può finalmente accomodare, e si può calcolare il proprio livello di considerazione misurando la distanza della propria sedia da quella del festeggiato. Se è troppo alta, tieniti pronto a tutte le eventualità più imbarazzanti. Se il servizio ai tavoli procede a rilento, potrebbero chiederti di dare una mano a sparecchiare.
Ma c’è addirittura di peggio: ad esempio capitare nel tavolo dei bambini. Inizialmente ti mostrerai superiore, ma col tempo scoprirai che sono i bambini ad evitare di dialogare con te. Nel corso del pranzo sarai tu a implorare la loro attenzione.

Il cibo servito a tavola rimane l’unico aspetto piacevole di tutta la giornata. Se solo non ti fossi ingozzato di grissini torinesi nell’attesa che servissero gli antipasti. Quindi per il resto del pranzo vedrai passare sotto i tuoi occhi piatti stracolmi di prelibatezze di ogni genere e dal nome impronunciabile, ma il tuo stomaco non risponde più a nessuno stimolo: si chiama impotenza gastrica. Chi l’ha provata la ritiene peggiore di quella sessuale.
Se sei una vecchia ultraottantenne ti è concesso sfoggiare una vaschetta a chiusura ermetica, un rotolo di carta stagnola, e ti è concesso incamerare tutto ciò che la tua borsa station wagon può contenere. Se non sei una vecchia ultraottantenne fa’ in modo di conquistarne una prima che servano il pesce.

Tra una pietanza e l’altra, un apposito deejay invita i commensali a riempire il centro della sala per muoversi a tempo di musica.
Sarebbe anche un aspetto divertente, se non fosse per l’invenzione dei balli sociali.
I balli sociali sono una diabolica invenzione dei servizi segreti atta a uniformare il pensiero delle masse annichilendone le facoltà critiche. La stessa gente che si professa alternativa, ribelle e noncurante delle regole, si allinea perfettamente come un plotone militare ripetendo millimetricamente le mosse degli altri. E questo ciclicamente anche per trenta-quaranta volte di fila.
Come tutta quella gente di diversa estrazione sociale e ceppo etnico conosca alla perfezione le singole mosse di ogni singola variante di macarena resta uno dei più grandi misteri dell’umanità. (Ciò avvalora le mie tesi sul solipsismo. Con questi balli Dio risparmia un casino in CG).
Ovviamente non mancano mai i lisci e le mazurke per i vecchietti in sala. Se il deejay ne mette più di due vuol dire che l’intera festa è stata pagata dal nonno del festeggiato. E comunque verrà decurtata dall’eredità.
E prima dell’ultimo ballo, immancabile, il trenino. Non è una festa se non c’è il trenino. E una volta coinvolto non c’è modo di svignarsela. Fingere una telefonata importante non è sufficiente, qualcuno ti sottrarrebbe il cellulare e canterebbe Brigitte Bardot al tuo interlocutore immaginario.

Oltre al pranzo servito, come ringraziamento per il sacrificio della presenza, il festeggiato rilascia agli invitati un ricordo della giornata, la ‘bomboniera’. Oggetto inutile che simboleggia la totale vacuità della giornata. La bomboniera va esposta in casa quando il festeggiato decide di farti una visita. Ti avvisano apposta. Dopodichè potrà tornare nello scatolone degli oggetti da regalare a gente antipatica.

Ripensandoci, l’aspetto più piacevole della giornata non è quello del pranzo, bensì quello dei saluti finali.
Ti avvicini al festeggiato con leggero imbarazzo, ma in fondo contento, perchè l’incubo sta per finire. Saluti velocemente lui e ringrazi la sua famiglia per la stupenda magnifica meravigliosa festa. Immancabile il “tante care cose”, necessario il “ci si rivede”, sperando intercorrano millenni, e poi sei libero di svignartela, cercando di non dare troppo nell’occhio la gioia.
Tuttavia non è raro che mentre sei sul ciglio del cancello ti venga chiesto di riaccompagnare in macchina tre vecchie zie le cui abitazioni sono dislocate nei quartieri più irraggiungibili del pianeta. Queste zie riempiranno l’abitacolo della tua auto con il loro profumo di legnovivo, corega fix e riocasamia e con un assortimento di luoghi comuni. Alla fine di una lunga conversazione, resa estenuante dalla sordità della più anziana delle tre, tutti e quattro converrete che si stava meglio quando si stava peggio.

Arrivato a casa, evita di controllare la cassetta della posta. Potrebbe esserci l’invito a comparire alla festa successiva. Riposati e goditi il sogno della bella giornata di lavoro che ti attende l’indomani.
E ricorda che bruciare la propria cassetta della posta non risolve nulla. La partecipazione successiva ti verrà comunque consegnata da un ufficiale giudiziario.

Il culto del festeggismo raggiunge il suo picco di seguaci qui in Puglia. Se in Puglia inviti meno di 100 persone ad un matrimonio o meno di 30 ad una qualsiasi altra ricorrenza, rischi la denuncia ai servizi sociali e i tuoi bambini verranno dati in affidamento ad altre famiglie. Ma l’onta maggiore è che la tua festa nei secoli dei secoli verrà usata come pietra di paragone per valutare le altre cerimonie malriuscite.

Il festeggismo si pone di volta in volta nuovi obiettivi. Uno dei suoi scopi più impellenti è riuscire a sottrarre alla Chiesa anche l’estrema unzione e i funerali.
Presto verrà predisposta un’apposita lista morto per regali da portare con sè nel posto migliore; un corteo in cui le prefiche vengono sostituite da damigelle sexy che maneggiano vanghe decorate in oro bianco; carro funebre sostituito da auto fuoriserie con portapacchi; marce funebri sostituite da tristi ballate pop; lancio finale di una corona di fiori per decidere il prossimo defunto.

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6 Responses to Ricordati di santificare il trenino

  1. TheAubergine says:

    Ma porca miseria, c’hai un blog nuovodizecca e non mi dici niente?!
    Era ora, tra l’altro 😀

  2. Cri says:

    Quella del fotografo la sapevo!
    (Mi sono divertita un sacco. Quasi più che ad una festa)

  3. Milena says:

    È sempre più evidente: io non sono pugliese! :p

  4. utopia says:

    Il lancio della corona degno finale di cotanto post 🙂

  5. Cri says:

    Utopia, Milena, Cri, La Melanzana: ma hai tutte ammiratrici femmine!

  6. milena says:

    ahahahahahah! nooooMelanzanatiuccideràCri! :))))

    grazie Frand! ❤

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